Dietro la Notizia

Agenzie di rating: tutti contro il dominio americano

La Turchia che vuole creare una propria agenzia di rating; la Cina che porta in Italia la sua società di valutazione del credito; l'Europa che da tempo dibatte sulla necessità di creare una propria struttura. Il riacutizzarsi della crisi finanziaria fa crescere in tutto il mondo il desiderio di contrastare il dominio statunitense nel rating societario. Un'idea affascinante, ma dalle conseguenze non necessariamente positive.

La Cina segna la strada

L'agenzia di rating cinese Dagong ha annunciato nelle scorse settimane l'avvio delle proprie attività in Europa creando una sede a Milano. Una scelta frutto del peso riconosciuto alla capitale finanziaria europea e dell'accordo con il fondo di private equity sino-italiano Mandarin Capital Partners. Ora si attende il via libera delle autorità europee per avviare le attività, che riguarderanno le emissioni corporate evitando il comparto delle cartolarizzazioni.

La Turchia vuole pesare di più

Forte di una crescita economica tra le più elevate al mondo e di un'invidiabile posizione a cavallo tra Occidente e Oriente, la Turchia si è detta stufa di dipendere dalle società americane di rating. Così, dopo che Standard & Poor's ha annunciato un taglio dell'outlook sul debito turco - motivandolo con la minor affidabilità creditizia del Paese -, il governo di Ankara si è affrettato a far sapere che dispone del quadro legale per creare una propria agenzia di rating.

L'Europa dibatte, ma non decide

La proposta è sul tavolo anche nel Vecchio Continente. "C'è bisogno che anche l'Europa, come parte importante del mondo economico, abbia una propria agenzia di rating", ha sottolineato nei giorni scorsi il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. Di fatto confermando le parole pronunciate poco prima dal vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, secondo il quale "l'Europa deve avere una sua agenzia di rating. Solo così si riuscirà ad impedire declassamenti, spesso ingiustificati, dell'economia degli stati europei e delle banche operati da pseudo indipendenti agenzie di rating".

Ma conviene davvero?

Se tutti ambiscono ad avere un'agenzia di rating in proprio, la sua utilità appare scontata. Eppure se in molti casi si fatica a passare dalle parole ai fatti un motivo ci dovrà essere. A sentire gli analisti è soprattutto una questione di soldi: per creare un'agenzia di rating occorrono diverse centinaia di milioni di euro per avere la spalle robuste e investire in comunicazione, pena finire presto nel dimenticatoio. Non solo: come fa notare un recente report di Ubs, "la nascita di una rating agency europea potrebbe confermare solo l'opinione consolidata che l'Unione europea, invece che semplificare i processi, li complica". Quanto basta per far riflettere i governanti sull'utilità dello strumento.



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