Dietro la Notizia
  • Lo stato di salute dei Brics

    Sono stati il fenomeno finanziario degli ultimi anni, capaci di crescere a dispetto del rallentamento generalizzato dell'Occidente, seppure con un ritmo rallentato negli ultimi mesi proprio a causa del calo della domanda proveniente da Stati Uniti ed Europa. Lo stato di salute dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) è un indicatore importante per capire dove potranno andare i mercati nel 2013.

    Brasile

    Del quintetto è la democrazia più matura. Un gigante da 190 milioni di abitanti, che negli ultimi anni è cresciuto soprattutto sulla spinta degli investimenti infrastrutturali. Un trend destinato a proseguire, considerato che il Paese tra un anno e mezzo ospiterà i Mondiali di calcio e nel 2016 le Olimpiadi. Quest'anno il Pil del Brasile supererà quello britannico, raggiungendo il sesto posto a livello mondiale, anche il suo progresso rispetto al 2011 sarà limitato al 3,9%. Meno del passato, a causa della crisi che ha colpito l'agricoltura nel primo semestre, ma un dato

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  • Mercati: torna il rischio politico sull’Italia

    Una settimana senza particolari acuti quella vissuta da Piazza Affari, con la vera novità arrivata nel week-end (quindi a mercati chiusi), quando il premier Mario Monti ha fatto sapere al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lascerà l'incarico dopo l'approvazione della Legge di stabilità. Una mossa che riporta l'attenzione generale dei mercati sul "rischio Italia", vale a dire sulla capacità dell'Italia di onorare gli impegni presi a livello internazionale.

    Spread in altalena

    La settimana si era aperta nel migliore dei modi, con l'avvio del riacquisto di titoli greci da parte del Governo ellenico: una mossa finalizzata a ridurre di 20 miliardi di euro il debito pubblico. Quanto è bastato per riportare la fiducia sui mercati, con lo spread tra BTp e Bund decennale sotto la soglia psicologica dei 300 punti.

    Dopo questo passo in avanti verso la soluzione dei problemi europei è arrivato un passo indietro con la fumata nera all'Ecofin sul piano per creare una vigilanza unica

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  • Cosa succede se l’Italia non ripaga il debito?

    Oltre 2mila miliardi di euro, un quarto in più della ricchezza prodotta ogni anno nel Paese. E' il fardello di debito pubblico con il quale deve fare i conti l'Italia, che pesa come una spada di Damocle sul futuro del nostro Paese. A maggior ragione ora che l'Europa impone il suo dimezzamento nell'arco di 20 anni. Così, anche tra gli economisti comincia a farsi strada un quesito: e se non ripagassimo il debito, ripartendo da zero? E' un rischio che l'Italia può permettersi?

    L'esempio dell'Ecuador

    A questo proposito va segnalato l'interesse mostrato nei giorni scorsi verso Rafael Correa, economista e presidente dell'Ecuador, in visita nel nostro Paese. Quattro anni fa il più piccolo tra gli Stati del Sud America ha dichiarato illegittimo il debito pubblico, dopo che una commissione aveva calcolato come l'80% dei pagamenti dovuti fosse necessario a rifinanziare il debito stesso. Così, in un discorso alla nazione Correa ha puntato l'indice contro un sistema ideato solo per soddisfare gli

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  • Le Borse tentano il rally di fine anno

    Nel mondo finanziario la statistica gode di un credito superiore alla maggior parte degli altri settori della vita quotidiana. Per questo motivo, per tutta la prima parte dell'autunno non sono mancati gli analisti sicuri del tradizionale rally di fine anno, nonostante i numeri andassero in direzione opposta. Negli ultimi tempi gli ottimisti hanno riguadagnato credito grazie alla svolta impressa ai listini dai passi in avanti verso la soluzione della crisi tanto in Europa, quanto negli Stati Uniti.

    Nodo fiscal cliff in apertura di settimana

    L'ultima settimana ha confermato la tendenza che ha caratterizzato buona parte di questo 2012, con i listini sui saliscendi in cerca di una direzione. Nonostante i buoni dati sulle vendite nel black Friday, i listini americani hanno registrato performance in calo nella seduta di lunedì sulle voci di complicazioni al Congresso nelle trattative per evitare il fiscal cliff (il precipizio fiscale che rischia di scattare il 1° gennaio prossimo per lo

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  • Cosa si nasconde dietro il boom dei corporate bond

    A2A, Atlantia e Fiat, ma anche decine di altre società meno conosciute. Sui mercati finanziari è scoppiata la moda dei corporate bond, complice la relativa facilità con cui sono state collocate le ultime emissioni. Cerchiamo di capire cosa si nasconde dietro questo trend, quali sono le opportunità e i pericoli per i piccoli risparmiatori.

    Tassi di default in calo

    Tradizionalmente i corporate bond sono stati collocati a tassi sensibilmente più elevati rispetto alle emissioni sovrane nella considerazione che "gli Stati non possono fallire". Un principio entrato in discussione negli ultimi anni anche tra i Paesi occidentali, rimescolando quindi le carte.

    Guardando con attenzione i dati degli ultimi anni, emerge chiaramente che il tasso di default tra le emissioni societarie europee e americane si attesta intorno al 2%, su livelli ormai solo di poco superiori ai bond statali. Considerato che i tassi di interesse garantiti da Stati come Germania, Svizzera e Stati Uniti rasentano ormai lo

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