«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione». Così recita l’articolo 67 della Costituzione. Troppo spesso finora è invece accaduto che deputati e senatori abbiano disatteso questo principio, trasformandosi in paladini di interessi di specifiche categorie, di lobby pubbliche e private, di corporazioni e caste, a detrimento dell’interesse generale, dell’interesse di tutti i cittadini e in violazione di quel principio di eguaglianza che esclude privilegi e leggi ad hoc e costituisce l’ossatura di un sistema democratico saldo.
La cartina al tornasole di questa deriva sono le 63mila norme di deroga del nostro ordinamento. Leggine di favore, come le definisce il costituzionalista Michele Ainis nel suo ultimo saggio intitolato appunto “Privilegium”, una selva intricata, difficile per i profani da decifrare, dentro la quale si nasconde un bottino di opportunità e vantaggi, costruito su misura per i vari potentati del Belpaese.
Dagli ordini professionali alle banche, dai tassisti agli







