I rifiuti prodotti in Campania stanno andando in parte nelle discariche ancora aperte e in alcuni sversatoi extraregionali, in parte nell'unico termovalorizzatore regionale, quello di Acerra, e parte all'estero, in Olanda per la precisione. La prima nave verso l'inceneritore di Rotterdam è salpata da Napoli il mese scorso: mille tonnellate bruciate in poco meno di sette ore, a un costo minore di quello offerto da analoghe ditte di smaltimento in Italia. Ciò perché all'estero, in particolare in Nord Europa, il ciclo virtuoso dei rifiuti funziona, di spazzatura da bruciare ce n'è sempre meno e occorre importarla per alimentare gli impianti. In Olanda da Napoli giunge rifiuto secco, cioè separato dalla parte umida.
Da marzo, in seguito a un accordo fra la Provincia di Napoli e le autorità olandesi che sovrintendono il trasporto transfrontaliero dell'immondizia nostrana, sarà possibile smaltire anche il cosiddetto "tal quale" ovvero il rifiuto preso dai cassonetti senza alcun pre-trattamento. Operazioni di controllo ce ne saranno comunque: è già accaduto qualche anno fa che il pattume spedito all'estero via treno (nella fattispecie in Germania) venisse poi bloccato ai controlli di frontiera, prima dell'incenerimento. Il motivo? In molti casi i controlli evidenziavano la presenza di materiale radioattivo nell'immondizia. Il perché della radioattività è stato poi individuato nell'illecita presenza, nei cassonetti, di scarti da laboratorio radiologico, materiale che andrebbe invece trattato a parte, in apposite strutture e con determinate procedure. Secondo il presidente della Corte d'Appello di Napoli, Antonio Bonajuto, il trasferimento dei rifiuti all'estero è positivo, poiché li tiene «il più lontano possibile dai teatri delle imprese malavitose».
Attualmente il collo di bottiglia nel sistema integrato dei rifiuti, in Campania ormai completamente pubblico (né gli impianti né il trasporto sono più sotto il controllo dei privati), è rappresentato dagli Stir, stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio. Motivo? Sono ingolfati: «Nei sette impianti campani ci sono 90mila tonnellate di frazione umida», spiegano i tecnici dell'assessorato regionale all'Ambiente. Il riammodernamento (revamping) degli impianti non è possibile un loro stop o quanto meno senza la riduzione del loro carico quotidiano. Spezzare il già terremotato ciclo dei rifiuti in Campania significherebbe tornare in piena crisi.
L'ultima, drammatica, emergenza rifiuti c'è stata un anno fa: nella scorsa primavera tonnellate di spazzatura sulle strade di Napoli e nelle cittadine limitrofe. Anche in quell'occasione fu determinante il problema degli impianti di vagliatura e la saturazione delle discariche ormai tutte piene. Il nuovo piano regionale prevede a Napoli la realizzazione di un secondo inceneritore, ipotesi osteggiata dall'attuale amministrazione comunale retta da Luigi de Magistris che invece punta sulla riduzione del rifiuto indifferenziato, l'aumento della percentuale di raccolta differenziata (attualmente inchiodata sotto il 20 per cento) e lo smaltimento all'estero.


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