C’è Maria Rosaria che negli anni Novanta ha detto «qui serve un
asilo nido per le mamme lavoratrici» e ne ha aperto uno. Adesso di nidi in Toscana ne gestisce 16. E poi c’è Mouna, marocchina, che allestisce
feste multiculturali per mestiere assieme alla cognata Leticia. Ma c’è anche Valeria, che insegna ai bambini a mangiare bene, o Viviana, che da anni lavora con le donne arabe, o infine Daniela, che ha sfidato il regno dei maschi nella ...
allarga C’è Maria Rosaria che negli anni Novanta ha detto «qui serve un
asilo nido per le mamme lavoratrici» e ne ha aperto uno. Adesso di nidi in Toscana ne gestisce 16. E poi c’è Mouna, marocchina, che allestisce
feste multiculturali per mestiere assieme alla cognata Leticia. Ma c’è anche Valeria, che insegna ai bambini a mangiare bene, o Viviana, che da anni lavora con le donne arabe, o infine Daniela, che ha sfidato il regno dei maschi nella provincia veneta, occupandosi di
tubi e di impianti. Cos’hanno in comune queste signore? Sono donne che il
lavoro se lo sono inventato, nonostante la crisi, le acrobazie tra figli, marito e genitori anziani, e alla faccia delle «impari» opportunità scritte sui numeri dell’occupazione e su quelli delle buste paga delle signore (siamo al 74° posto su 135 in quanto a divario di genere).
Donne che a un certo punto si sono dette che era il momento giusto per mettersi in gioco e iniziare una nuova avventurosa vita da autonome. Proprio com’è successo alle signore che si raccontano a
VanityFair.it e che, giurano, non tornerebbero affatto indietro.
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