Nella crisi perenne del Paese, anche uno dei pochi baluardi della sussidiarietà finisce al tappeto. Ovvero il 5 per mille, la quota dell'Irpef che i cittadini possono donare ad associazioni senza scopo di lucro, alla ricerca o ai Comuni. E, come ha rivelato il Sole 24Ore, a maggio, in relazione agli elenchi dei beneficiari per il 2010, mancano all’appello 80 milioni di euro. Il gettito è aumentato e le firme pure, ma l’ammontare dei fondi si è fermato a 383 milioni di euro e non agli attesi 463 milioni. La sorpresa è grande, l’imbarazzo pure eppure nessuno ancora dagli alti vertici dello Stato spiega come sia stato possibile.
Yahoo! Finanza ha intervistato Stefano Arduini, giornalista di "Vita", il magazine del non profit che ha lanciato una petizione, che conta 2.500 adesioni, per chiedere spiegazioni in merito. Non è la prima volta che Vita si batte per il 5 per mille: già nel 2010 si era esposta quando si era capito che per l’edizione 2011 il governo aveva predisposto una copertura finanziaria di soli 100 milioni di euro rispetto ai 400 milioni attesi.
Questa notizia sbalordisce o è l’epilogo di un lungo processo di indebolimento del cinque per mille?
Spero di no. La notizia è che questa decurtazione è de facto, non ci sono stati avvisi né cambiamenti normativi. Semplicemente sono scomparsi questi ottanta milioni di cui stiamo cercando di chiedere conto al ministero dell’Economia. C’è anche un’interpellanza perché è una vicenda che in qualche modo dovrà essere spiegata. La sorpresa è tanto più grande perché arriva a qualche settimana di distanza dall’impegno che questo governo ha preso per la stabilizzazione del 5 per mille: una norma di libertà e sussidiarietà fiscale che considerano importantissima, come me, 16 milioni di contribuenti che vi hanno aderito.
Sono fondi che il contribuente destina direttamente alle associazioni e lo Stato dovrebbe fare solo da tramite. Da giornalista dove pensa sia l’inghippo?
Questo non lo so, certo una giustificazione va data. Lo stesso Ministero, secondo contatti riservati che abbiamo avuto, sta riflettendo. Può darsi che in un momento di ristrettezza si siano fatti cadere i classici problemi di bilancio sul mondo del non profit. Eppure non ne farei un problema settoriale. Certo, le associazioni che hanno messo a bilancio fondi su cui contavano e li hanno visti sparire dal bilancio senza giustificazione o responsabilità vivono crisi e preoccupazione. Però la ricaduta si ha sui servizi che questi enti forniscono alla comunità. Il mondo del non profit in un momento di crisi tocca tutte le sfere del sociale, tutti noi, e tra questi chi non è autosufficiente in casa, chi ha disabili in famiglia, chi situazioni di reddito tali da dover mandare i figli ai servizi dei Comuni per i minori.
Come si fa normativamente a passare a una prospettiva in cui il 5 per mille è investimento per lo Stato e non voce di costo?
La prospettiva l’ha data il governo annunciando ad aprile che avrebbe stabilizzato il 5 per mille. Diventando legge dello Stato non ci sarebbe più la preoccupazione di rifinanziare annualmente uno strumento che ogni anno viene svuotato. I cittadini che reputano di destinare soldi ad associazioni che hanno i canoni per ottenerli devono avere la certezza che i soldi arrivino a destinazione per sostenere i processi di cui poi le stesse devono dare rendiconto.
Questa vicenda segna la sconfitta dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà?
Non bisogna gettare la croce su chi ha insistito e si è impegnato per la stabilizzazione di questo strumento. Ero a Roma a marzo con il Comitato editoriale di "Vita" e con l’Intergruppo per parlarne e convincere il governo a rispettare questa prospettiva. Io credo sia la sconfitta di un governo che forse in questi momenti non sa che pesci prendere se non rastrellare a destra e a manca quello che può. Solo che certo non ci si può aspettare che tale parte di società si tenga la beffa o si faccia soffiare 80 milioni di euro. Poi c’è la parte politica, il Ministero, e quella burocratica, la Ragioneria di Stato: bisogna capire dove sono maturate le responsabilità.
Il 2012 è l’anno nero del terzo settore o c’è speranza?
Questa non è una vicenda indolore, è una sorta di ratto, di furto non spiegato. E' un anno nero iniziato con la chiusura e il depauperamento di tutti i fondi sociali, poi l’episodio clamoroso della chiusura per l’agenzia delle onlus, una chiusura sotto mentite spoglie. Bisogna essere più strategici: non credo ci sia accanimento ma questo governo su certe tematiche ha perso la bussola. Il terzo settore vive nel mondo e un’altra vicenda clamorosa è quello degli esodati, questo è il contesto. Non direi che Monti ce l’ha col terzo settore, direi: Monti e questo governo ci stanno capendo poco.


