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    A2A pecora nera del Ftse Mib. Per Citigroup è da vendere

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    SimboloPrezzoVariazione
    C27,01-0,78
    EAM.F0,445-0,03

    L’unica blue chips che quest’oggi non riesce a partecipare al rimbalzo di Piazza Affari è A2A (Francoforte: 915445 - notizie) che questa mattina è arrivata a segnare un nuovo minimo storico a 0,742 euro. Da questo livello il titolo ha rimbalzato fino ad un massimo a 0,7585 euro, con un rialzo di circa un punto, salvo poi tornare sui suoi passi. Negli ultimi minuti A2A viene scambiato a 0,744 euro, con un calo dello 0,87% e oltre 5 milioni di azioni passate di mano fino ad ora, contro una media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 8 milioni di pezzi. A2A è appesantito dalle indicazioni poco lusinghiere arrivate questa mattina da Citigroup (NYSE: C - notizie) che ha deciso di avviare la copertura sul titolo con una raccomandazione “sell” e un prezzo obiettivo a 0,7 euro. La banca americana ritiene che la valutazione e la crescita futura di A2A siano minate dalla complessità della corporate governance, dal calo della redditività del core business, da un quadro normativo poco chiaro e dall’elevato debito del gruppo. Per gli esperti il titolo tratta ad un premio ingiustificato rispetto ai competitors, convinti perlatro che A2A possa supportare solo un dividend yield al di sotto della media del comparto di riferimento. Citigroup fa notare che la stabilità del gruppo, l’Ebitda e il cash flow sono fragili, segnalando al contempo che la ricostruzione dei flussi di cassa, alla luce anche dell’età degli impianti di A2A, richiederà un nuovo ciclo di investimenti. Il titolo ha sovraperformato il settore delle utilities e il mercato da inizio anno, ma per gli analisti non sono ancora scontati nelle stime del consenso un gearing superiore alla media, il rischio regolatorio e l’esposizione ai più deboli mercati energetici italiani.

    , Con riferimento al dividendo, la banca americana si aspetta una cedola stabile pari a 0,05 euro per azione per l’anno in corso e per il prossimo biennio, rispetto agli 0,1 euro distribuiti con riferimento all’esercizio 2010.

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