L'accorpamento Monopoli-Dogane aumenterà l'evasione fiscale?

Critiche e polemiche sull’opportunità di una fusione tra Monopoli di Stato e Agenzia delle Dogane

In nome dell’efficientamento, della valorizzazione e della dismissione del patrimonio pubblico, l’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e l’Agenzia delle Dogane si accorpano, assumendo la denominazione  di Agenzia delle dogane e dei monopoli. Un provvedimento previsto dalla spending review, approvata in via definitiva alla Camera, che certo tocca anche altre agenzie statali, ma che a molti non piace, e per motivi non proprio minori.

A luglio, l’allora viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, non ancora a capo del dicastero di via XX Settembre, ne aveva motivato finalità e scopi, spiegando i motivi dell’accorpamento delle agenzie, come previsto dal decreto sulle dismissioni. Spiegava Grilli, nel merito del caso Monopoli-Dogane, che l’organizzazione dell’amministrazione sui giochi, come era, cioè i Monopoli “non era sufficientemente efficiente e forte per esercitare un controllo appropriato sul settore”, malgrado le evoluzioni legislative in atto che pure nell’ultimo quadriennio avevano rafforzato la pubblica amministrazione a tutela di questo settore. Dove c’è il gioco, spesso, c’è l’inganno e quindi, viste le altissime entrate, il contrasto all’illecito, tanto più andava rafforzato, in un quadro in cui l’attività è molto cambiata in meno di un decennio, con milioni di macchine in esercizi commerciali.

Ecco perché, spiegava Grilli, i giochi “hanno una diffusione capillare territoriale che richiede una vigilanza che non può essere fatta dall’Agenzia cosi com’è costituita, ma dobbiamo rafforzarne il presidio territoriale e obbligare tutte le Agenzie ad avvalersi della Gdf sul territorio”. Scopi nobili, insomma, ma il partito del no ha le sue ragioni. Si parte dalle contraddizioni dell’operazione, come sollevavano in merito in un’interrogazione a risposta scritta presentata al Ministero dell’Economia e a quello della Pubblica amministrazione e della Semplificazione gli onorevoli Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Zamparutti lo scorso giugno.

A parte la canonica domanda su quanto fosse prioritario sopprimere proprio i Monopoli, gli onorevoli sottolineavano che gli stessi non hanno nulla in comune con le dogane, se non l’accisa sui tabacchi, ma niente invece in materia di giochi. Per gli stessi, la fusione avrebbe generato un connubio di rivalità tali da rendere ingestibili i delicati servizi da amministrare.

Il provvedimento non piace nemmeno a Francesco Barbato dell’Italia dei valori, che parla di scelta “scellerata”. E, intervenendo in aula il 6 agosto, sottolineava come l’operazione sia “il più grande regalo per i concessionari dei giochi, i quali stanno stappando bottiglie di champagne, perché il contrasto, in questo modo, non lo avranno più come lo hanno avuto sinora dall'Azienda autonoma dei monopoli di Stato, che ha avviato anche delle collaborazioni con la magistratura, con la Direzione nazionale antimafia e con le procure, perché non dobbiamo dimenticare tutto quello che si muove poi, parallelamente, al settore dei giochi. Infatti, vi è un canale di attività e di giochi illeciti e clandestini ancora in corso. Ecco perché era più opportuno potenziare e istituire, come pure aveva voluto il Parlamento, l'Agenzia dei monopoli di Stato, e non invece accorparla, con il provvedimento sulla spending review, senza ottenere alcun risparmio”. 

A luglio non erano mancate nemmeno le bordate dei sindacati della Funzione pubblica, che vedevano nelle scelte prese sulle Agenzie Fiscali e del Territorio “un duro colpo al sistema di controllo della legalità, una battuta d’arresto sul fronte dell’evasione fiscale”. Infine, secondo quanto anticipava Agicos lo scorso 20 luglio, citando una stima del sindacato Uil, l'accorpamento tra Aams e Dogane comporterebbe una maggiore spesa, laddove gli ex AAMS chiederebbero un adeguamento delle indennità di servizio, più alte per i dipendenti delle dogane. Stima in numeri: 10 milioni di euro.

Il tema è delicato, in un Paese dove il gioco è sempre più diffuso. Ma col gioco non si scherza e chi sgarra prima o poi paga, anche se con qualche decurtazione. Era lo scorso febbraio quando la Corte dei Conti ha multato i dieci concessionari delle New Slot per 2,5 miliardi di euro complessivi, per una vicenda relativa alle cosiddette "maxi penali" chieste dalla Procura per il periodo 2004-2006. Si contestava il mancato collegamento degli apparecchi alla rete telematica di proprietà dello Stato, gestita da Sogei. Poi, il mancato rispetto di alcuni livelli di servizio nella trasmissione di dati degli apparecchi di gioco.  Per ogni ora di mancato collegamento delle singole slot, la penale era di 50 euro. Come emerso dalle inchieste dei giornalisti Menduni e Sansa, l’Aams aveva allertato le società concessionarie minacciandole di sanzioni, ma senza poi attuarle.

Nel 2007, il sostituto procuratore Smiroldo della Procura Regionale del Lazio della Corte dei Conti aveva affidato al Gat (nucleo speciale frodi telematiche) della Guardia di Finanza il compito di verificare il nesso tra ore di scollegamento e multa, fino ad arrivare a formulare, per i concessionari del settore New Slot, una richiesta di risarcimento per "presunto danno erariale" per l’importo di circa 98 miliardi di euro. La cifra stellare secondo la Procura derivava appunto dalla "mancata applicazione di penali" ai 10 concessionari. Negli anni di indagine della Corte dei Conti, i concessionari hanno versato le tasse in base al meccanismo del forfait fiscale (una somma fissa a carico dei concessionari).

La sentenza della Corte dei Conti, 2,5 miliardi di euro, è ben lontana dalla richiesta del pm Smiroldo che chiedeva invece 90 miliardi di euro, ed è pari all’80% dell’aggio percepito dai concessionari nel periodo settembre 2004-gennaio 2007. Tra i dirigenti Aams sanzioni per 4,8 milioni a carico di Giorgio Tino, ex Direttore Generale, e di 2,6 milioni per Antonio Tagliaferri, Direttore dei Giochi di Aams. Tra le società sanzionate, Bplus, Lottomatica, Snai, Cogetech, Cirsa Italia, Sisal Slot, Gamenet, Gmatica, Codere, Hbg. Scontato, con la sentenza ancora calda, il ricorso in appello.




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