Il mondo del rating cambia. Massimo tre giudizi all’anno, riduzione della dipendenza dalle valutazioni esterne, maggiore concorrenza e introduzione della responsabilità civile. Questi i punti cardine dell’accordo politico raggiunto da Europarlamento, governi e Commissione europea sulle regole per le agenzie di rating. Adesso la palla passa all’Europarlamento che dovrà approvare il testo nella sessione plenaria di gennaio.
Dopo mesi di discussioni c’è soddisfazione per l’accordo raggiunto sul cosiddetto “trilogo europeo”, anche se è cambiato qualcosa rispetto alle proposte originarie, sia sulla valutazione del debito sovrano, sia sull’introduzione di una piena concorrenza per superare il controllo del mercato da parte delle tre sorelle, Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch. “Si è trattato di un negoziato molto difficile, ma abbiamo fatto compiere alla legislazione un passo avanti lungo un percorso che dovremo esplorare ulteriormente”, è il commento del relatore della proposta, Leonardo Domenici (Pd). Secondo molti europarlamentari, infatti, “molto resta ancora da fare per tenere a freno l’attività delle agenzie di rating le cui valutazioni possono essere non ben fondate ma se pubblicate al momento giusto possono far aggravare la crisi”.
In passato i downgrade delle agenzie di rating, giunti nei momenti meno opportuni, hanno avuto effetti deleteri sui mercati, con il conseguente affossamento dei debiti sovrani dei Paesi che hanno subito una bocciatura. Ecco che con questa nuova regolamentazione, l’Europa vuole evitare che il potere delle agenzie sia usato contro le economie delle nazioni interessate. I rating sul debito sovrano non arriveranno all’improvviso, come avviene oggi. Le agenzie dovranno definire un calendario, ogni anno, delle valutazioni che comporterà un massimo di tre rating ogni dodici mesi non richiesti dallo Stato emittente. I rating saranno pubblicati il venerdì dopo la chiusura dei mercati e almeno un’ora prima dell’apertura, con eccezioni per circostanze particolari. Inoltre gli Stati come gli investitori avranno accesso agli elementi sui quali si fonda la valutazione delle agenzie.
Per quanto riguarda la concorrenza, in caso di valutazioni multiple gli emittenti saranno incoraggiati a ricorrere ad almeno una “piccola” agenzia di rating secondo il principio “rispetta o spiega”; se non vi ricorrono dovranno offrire una spiegazione che giustifichi la scelta. L’obbligo di rotazione dopo quattro anni viene introdotto per garantire più trasparenza e riguarderà alcune categorie di prodotti strutturati, come nel caso delle ricartolarizzazioni.
Piccoli passi in avanti anche sul fronte della dipendenza. In tal senso, infatti, è stato stabilito che le finanziarie dovranno mettere a punto un sistema di valutazione interna sulla solvibilità che non tenga conto solo dei rating delle agenzie. Per limitare i conflitti d’interesse, l’accordo ha riconosciuto l’introduzione di limiti formali all’azionariato. In particolare è stato introdotto un obbligo di trasparenza nel caso in cui l’agenzia ha degli interessi nell’attività valutata o nei suoi prodotti, nonché nel caso in cui l’entità valutata è azionista dell’agenzia o se gli inserzionisti dell’agenzia hanno degli interessi nell’entità valutata.
L’azionariato di un medesimo investitore in diverse agenzie di rating è stato inoltre limitato al 5 per cento. E in tema di responsabilità civile, se l’Europarlamento ratificherà l’accordo raggiunto a Bruxelles, spetterà alle stesse agenzie di rating rispondere nel caso di errori dovuti a negligenza.









