In questo particolare momento storico, di altalenante non c'è solo lo spread. La situazione economica è emergenziale e non c'è dubbio che i governi dell'Eurozona e i mercati ieri si aspettavano molto di più dalla riunione della Bce di Francoforte. Invece le parole del governatore Mario Draghi sono state poco rassicuranti e, soprattutto, molto generiche, prive di un vero e proprio piano d'azione concreto.
A pensarla diversamente è invece il premier Mario Monti, che oggi da Madrid difende la decisione di Draghi e invia parole rassicuranti: "All'Italia non servono aiuti". Perchè, secondo il premier, l'Italia sta facendo bene i suoi compiti a casa e la soluzione alla crisi può venire solo se"ciascuno di noi fa rapidamente e bene i compiti a casa e tutti insieme facciamo rapidamente e bene i compiti nella casa comune". Gli sforzi da parte dell'Italia dunque ci sono, ma sono i mercati che non li comprendono. E a chi gli chiede se l'Italia attiverà lo scudo anti-spread, richiesto da Monti stesso durante il vertice dello scorso 28 giugno, risponde in maniera vaga che "bisognerà esaminare le modalità e se ci occorre o no", ma che comunque non sarà attivato ora. Perchè l'Italia ha una solida politica economica, "impostata perché non fosse necessario questo tipo di aiuto".
Eppure, nemmeno due giorni fa, le dichiarazioni di Monti erano state molto diverse. Durante la sua visita ad Helsinki, Monti aveva parlato di un'eventuale richiesta di salvataggio, proprio a causa di quei mercati che "non comprendono gli sforzi compiuti e i risultati raggiunti", e che quindi mettono il Paese sotto la pressione dello spread "irrealisticamente alto". Ed è per questo che è necessaria la creazione "di un efficace scudo anti-spread" che "aiuterebbe i Paesi con alti tassi di interesse".
A vederla in questo modo, il problema sarebbe quindi una questione di differenziale Btp-Bund, che deriva da una situazione economica critica generale e da una lentezza dei mercati, ma non da una particolare difficoltà italiana.
I dati che provengono dall'esterno però non corrispondono alle rassicurazioni di Monti e la parola recessione inizia ad essere sempre più frequente. A pronunciarla ultimamente è stata Confcommercio, che rileva una situazione economica attuale disastrosa, con i consumi ai minimi storici dal Dopoguerra: "Si accentua - dichiara Mariano Bella, direttore dell'ufficio studi di Confcommercio - la caduta del Pil italiano nel 2012 da -1,3% all'odierno -2,2%, in conseguenza di un andamento marginalmente peggiore dei consumi (da -2,7% a -2,8%) e di una caduta più profonda degli investimenti, da -5,7% a -6,5%, oltre che dal peggioramento del saldo netto con l'estero". E' un'Italia ingessata, con una produzione industriale in netto arretramento e nessun bagliore di luce all'orizzonte. Un Paese che sprofonda, mentre di altalenante rimangono lo spread, le Borse e le parole di Monti.


