S'è scritto nel fine settimana:
“Immaginare che il mercato possa tener facilmente area 22400p (la Linea del Piave?) non ha gran senso… D'altronde, sono proprio i nostri percorsi a fornirci indicazioni utili a tal proposito: allo stato, infatti, il nostro sistema ritiene “davvero molto probabile”, entro i prossimi 5 giorni, una caduta sotto i 22150p ed a seguire, “comunque più che probabile”, una discesa sotto i 21925p; “non credibile”, invece, che il mercato possa scivolar sotto i 21800 già nella prossima settimana. Gli obiettivi al rialzo, invece, sono a distanze siderali: il primo, infatti, è a 23650 punti e supporre che possa essere raggiunto entro 3-5 giorni non è per nulla credibile.
Su base settimanale, invece, gli obiettivi al ribasso sono ben più profondi di quelli ora indicati: area 21650 punti entro 1-3 settimane. Comunque si vogliano guardar le cose, insomma, la prossima settimana non s'apre certo sotto i migliori auspici. L'effetto di questi ultimi, tuttavia, si dovrebbe far più incisivo nella sua seconda parte, così com'accaduto, del resto, in quella appena conclusa. Oltre, però, oggi non ci spingiamo: come già ripetuto tante volte, non andremo a far alcun'affermazione di rilievo prima della fine del mese.” (21 novembre)
Nel nostro riportare quel che noi s'è scritto l'ultima volta, abbiamo però celato volutamente una frase, proprio perché noi si possa chiarirne meglio il significato giusto ora:
“Gli obiettivi al rialzo sono a distanze siderali e quindi, in questa fase, non potranno fare in alcun modo da resistenza…” (21 novembre)
[“…il primo, infatti, è a 23650 punti e supporre che possa essere raggiunto entro 3-5 giorni non è per nulla credibile”]
In buona sostanza:
• quando, in caso di rimbalzo su un supporto (nel caso: area 22400p, la Linea del Piave), non ci sono obiettivi “plausibili” da raggiungere al rialzo, il mercato potrebbe anche salir di molto, in breve tempo, proprio perché non c'è alcuna resistenza (area di vendita) a poterne frenare la corsa;
• nel caso, perciò, il rimbalzo s'esaurisce quando… s'esaurisce: quando, cioè, chi ha scelto di cavalcarlo trova un buon motivo (un motivo “suo”) per chiudere le posizioni assunte;
• normalmente, però, tutto ciò avviene sempre un po' prima di raggiungere l'obiettivo indicato.
Detto altrimenti:
• supporre che l'obiettivo a 23650 punti possa esser raggiunto entro la settimana in corso non è per nulla credibile, supporre però che a quello ci si possa avvicinare non solo è credibile, ma anche probabile (sebbene non sia mai facile prevedere “quanto” ci si possa avvicinare: la cosa, infatti, appartiene più alla storia degli uomini che non al destino del mercato).
Quant'accaduto oggi, quindi, non può e non deve stupire: tanto nella sostanza (una seduta di recupero dopo una settimana difficile è nell'ordine delle cose), quanto nella misura (proprio perché la stessa era pressoché “indefinita” anche nelle nostre ipotesi).
A tutto ciò, poi, va aggiunto la particolare ciclicità assunta dal nostro mercato nelle ultime settimane:
• è questo, infatti, il terzo lunedì consecutivo in cui il mercato apre in gap, rispetto alla chiusura della settimana precedente, ed in corso di seduta non scende a “chiudere” lo stesso (un evidente segnale di forza);
• è anche il terzo lunedì consecutivo in cui il mercato chiude la seduta con un guadagno di forte spessore percentuale: +2.29% (lunedì 9 novembre), +1.44% (lunedì 16 novembre) e +1.98% (giusto oggi).
E' anche vero però che, a differenza di quant'avvenuto nelle due settimane precedenti, il gap odierno non è tra le due sedute (il massimo di venerdì scorso è stato a 22823p), ma solo tra l'apertura odierna e la chiusura precedente. Di più. Lunedì 9 novembre s'era toccato il minimo assoluto di Siderografo del 2009 (“data di gran rilievo”) e qualcuno, forse memore di quant'avvenuto il 14-15 luglio (massimo assoluto di Siderografo del 2009, “data di gran rilievo” e… mercato che prendeva letteralmente a volare “verso l'infinito ed oltre”), deve aver comprato a mani basse: da allora, però, il guadagno è stato inferiore a 0. A luglio, invece, in due sole settimane s'era rivelato a due cifre. Come dire insomma che,
• il rialzo odierno non ha alcun rapporto con quant'avvenuto il 9 novembre, se non per una singolare combinazione ciclica di date che parrebbero più che altro convergere verso lunedì 30 novembre: la chiusura del mese.
Una chiusura sulla cui importanza prospettica, almeno noi, non abbiamo molti dubbi.
Tutto ciò, però, non già per sminuire l'importanza di quant'accaduto durante la seduta odierna, ci mancherebbe, ma molto più semplicemente per fornire a quant'accaduto il suo giusto rilievo all'interno di un contesto che, tuttavia, parrebbe ben poco brillante.
D'altra parte, giovedì scorso (mentre alcuni già suonavano, per il nostro mercato, le campane a morto, N.d.R.) noi scrivevamo:
“La guerra di trincea, combattutasi sui mercati americani (S&P500: martedì +0.09% e mercoledì –0.05%), parrebbe essersi risolta in un'autentica Caporetto per i rialzisti. Noi, tuttavia, saremmo portati a guardar le cose con convinzioni meno “forti” di quelle che si potrebbero trarre sulla base degli eventi odierni. Dare già per scontato il peggio, infatti, potrebbe rivelarsi un errore: Caporetto fu un'autentica disfatta, è vero, ma non per questo, poi, si perse la guerra!”
Facevamo, con tutta evidenza, riferimento al mercato americano ed ancor oggi crediamo che sia bene far riferimento solo a quello. Inutile quindi avanzar previsioni: registriamo gli eventi, diamo loro un valore, il nostro, ma non lasciamoci andare a conclusioni, sin d'ora. Non è detto, infatti, che gli eventi abbiano granché voglia di piegarsi ai nostri modelli e… non sempre nel valore degli eventi si nasconde il loro senso.
Edoardo E. Macallè - www.nikkaiastrategie.com