Ad alterare il mercato c’è il latte proveniente dall’estero. Se il 60% dei 10,5 milioni di tonnellate di latte munto in Italia, infatti, viene utilizzato per formaggi Dop come parmigiano e gorgonzola, il restante 40% finisce nei brik o nei formaggi molli come mozzarella o crescenza che subiscono, sempre più, la concorrenza dei prodotti provenienti dall’Europa dell’Est o da altri Paesi comunitari. Proprio per smascherare il finto Made in Italy, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ha lanciato il primo latte Uht a lunga conservazione, proveniente al 100% da allevamenti nazionali e Firmato dagli Agricoltori Italiani (Fai), che verrà distribuito presso supermercati, negozi e Botteghe di Campagna Amica. Già perché ben il 90% del latte italiano a lunga conservazione arriva dall’estero senza che i consumatori lo sappiano visto che non è ancora obbligatoria in etichetta l’indicazione di provenienza, nonostante la legge che lo prevede sia stata approvata all’unanimità dal Parlamento all’inizio della legislatura. Secondo l’indagine di Coldiretti/Swg quasi due italiani su tre (65%) si sentono garantiti da un marchio degli agricoltori italiani che batte nettamente quello della distribuzione commerciale (15%) e quello industriale (11%).
Ora bisognerà vedere se il latte di qualità verrà remunerato in maniera congrua agli allevatori garantendo la sopravvivenza delle aziende agricole al di sotto dei 100 capi, quelle che fanno più fatica a far quadrare i conti. Il latte della filiera Fai è una buona notizia perché arriverà solamente da allevamenti nazionali selezionati e controllati e per la sua lavorazione – in accordo con i principi del protocollo di Kyoto – si utilizzerà energia verde proveniente da fonti rinnovabili. Il contenitore, in materiale riciclabile, sarà contraddistinto dal logo tricolore del Fai e della scritta “Io sono italiano”. Di fatto, così come i suoi derivati, anche il latte italiano a lunga conservazione diventerà Dop (Denominazione di origine protetta).


