L’aumento dell’Iva deprimerà, ancora di più, l’economia di un Paese in piena recessione. Dopo l’approvazione della legge di stabilità da parte del Consiglio dei ministri, l’argomento che tiene banco è l’aumento dell’Iva e la retroattività delle deduzioni fiscali. Il testo è al vaglio del Parlamento che dovrà decidere se approvarlo e, eventualmente, cosa cambiare.
Il governo ha optato per un taglio di un punto delle aliquote più basse Irpef: si scende dal 23% al 22% per i redditi fino a 15mila euro e dal 28% al 27% per quelli tra i 15mila e i 28mila euro. Mentre l’imposta sul valore aggiunto salirà, da luglio 2013, dal 10% all’11% e dal 21% al 22%. Oltre a questo, il Consiglio dei ministri è intervenuto anche su deduzioni e detrazioni. In barba allo statuto del Consumatore, però, che prevedeva eventuali modifiche per l’anno fiscale successivo a quello di approvazione della legge. Invece il governo Monti pare intenzionato a rendere le deduzioni retroattive: “Si paga nel 2013, ma chiaramente l’effetto riguarda i redditi del 2012”, ha precisato il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. Insomma, per tutti scatteranno i tagli alle agevolazioni fiscali: arriva un tetto di 3mila euro alle detrazioni e per molte deduzioni (ma non su quelle per la sanità) viene introdotta una franchigia di 250 euro. Per esempio, saranno interessati la beneficenza, gli assegni al coniuge, i contributi previdenziali, la previdenza complementare. Potranno essere dedotti, ma dai 250 euro in su. Per quanto riguarda le detrazioni, invece, ovvero gli interessi passivi del mutuo, le spese funebri, le spese per l’università e la beneficenza potranno raggiungere un massimo di 3mila euro.
Per il Codacons la spesa annua media per un nucleo familiare di tre persone aumenterà di circa 324 euro per colpa dell’iva più cara. Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, invece, l’azione congiunta del taglio dell’Irpef e aumento dell’Iva determinerà maggiori risorse per le famiglie pari a circa un miliardo e mezzo di euro per il 2013, ma nel 2014 le risorse saranno minori di circa due miliardi: a conti fatti, il peso sul bilancio domestico è sempre di 500mila euro in meno in due anni. Per i redditi più bassi, poi, l’aumento dell’Iva avrà conseguenze ancora più pesanti. La Cgia di Mestre ha evidenziato che per chi ha un reddito fino a 8mila euro (quella che viene considerata la no tax area), ci sarà un aggravio fiscale conseguente all’aumento dell’Iva, unito al peso delle deduzioni e detrazioni.
Il quadro non è certo dei migliori. Diminuire il potere d’acquisto delle famiglie già con il portafoglio mezzo vuoto potrebbe rivelarsi un boomerang. Ma non è che con l’aumento dell’Iva qualcuno potrebbe approfittarne per ritoccare, all’insù, i prezzi? In effetti, bisognerebbe controllare che ciò non avvenga e l’incaricato sarebbe Mister Prezzi. Il condizionale è d’obbligo visto che ormai da mesi se ne sono perse le tracce. In teoria è stata prevista un’apposita figura, ossia quella del Garante per la sorveglianza dei prezzi, Mister Prezzi appunto, che all’anagrafe risponde al nome di Roberto Sambuco. Scelto tra i dirigenti del ministero dello Sviluppo economico, svolge i compiti di vigilanza per scongiurare il fondato pericolo che l’aumento dell’Iva si trasformi in una rivisitazione selvaggia dei listini. Aumenti sconsiderati dei carburanti o delle Rc auto o tariffe troppo alte per un determinato servizio, ecco che Mister Prezzi dovrebbe intervenire, coadiuvato dalla Guardia di Finanza.
La realtà, però, è ben diversa. Mister Prezzi non ha alcun potere concreto di intervento e non può sanzionare gli speculatori. Anzi, non percepisce nessuno stipendio e non ha neanche una struttura che gli fa capo. Una sorta di figura, tipica della peggiore tradizione italica, più rappresentativa che altro. E anche questa funzione, pare, stia scomparendo, dal momento che non se ne sono perse le tracce da settimane. Figuriamoci cosa potrà accadere ai prezzi, a luglio, se l’Iva dovesse di nuovo aumentare.









