L’Italia minaccia di porre il veto all’approvazione del bilancio Ue 2014-2020. Una presa di posizione forte, quella del nostro Paese, palesata dal ministro alle Politiche comunitarie, Enzo Moavero, che ha precisato come “l’Italia è pronta a mettere il veto se l’accordo sul bilancio Ue 2014-2020 non sarà equo per i nostri cittadini e gravoso per il nostro Paese”. Una doccia fredda per i leader europei che da Bruxelles, nel corso dell’ultimo vertice, avevano parlato di “accordo possibile” da raggiungere già nel prossimo incontro di giovedì e venerdì prossimo.
“Se la proposta per il bilancio 2014-2020 fosse catastrofica per l’Italia, questo porterebbe a non mettere il voto all’unanimità necessaria per approvare l’intesa”, ha aggiunto Moavero all’uscita dalle riunione del Consiglio Ue Affari generali, mercoledì a Bruxelles. Una presa di posizione netta che rischia di far slittare l’approvazione del prossimo bilancio a lungo termine e che potrebbe fare il gioco del Regno Unito. Il premier inglese, David Cameron, infatti, chiede maggiori tagli, circa 150-200 miliardi di euro rispetto ai 1.048 miliardi chiesti dalla Commissione europea. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Germania che vuole tagli nell’ordine dei 100 miliardi, ma non ha mai minacciato di porre il suo veto, come già fatto diverse volte dal Regno Unito. Per l’approvazione del bilancio di lungo periodo occorre l’approvazione all’unanimità da parte dei 27 Paesi membri, a differenza delle decisioni annuali che, invece, necessitano di una maggioranza qualificata.
Insomma la minaccia italiana complica, ancora di più, la partita. Il programma multiannuale di bilancio europeo fissa i capitoli di spesa dell’Ue per tutti i sette anni di programmazione, dai fondi per la coesione a quelli strutturali, dal sostegno allo sviluppo agricolo a quello per le infrastrutture, dalla ricerca e sviluppo alle spese amministrative delle istituzioni europee stesse. C’è da precisare che ogni Paese contribuisce in maniera differente, secondo un calcolo che prende in considerazione tanti parametri come quello della popolazione. Malta stacca un assegno di 56 milioni; la Germania, nel 2011, ha versato a Bruxelles la bellezza di 19,6 miliardi di euro. La parte più consistente di questi soldi, comunque, viene usato dall’Ue per finanziare progetti di ogni tipo in giro per Eurolandia. In buona sostanza, quindi, i soldi ritornano nei Paesi membri sotto forma di investimenti.
Ma ci sono nazioni che versano più di quello che vedono tornare. Sono i “contribuenti netti”, che soprattutto in tempo di crisi non vogliono più sprecare denaro. Nel 2010, tanto per fare un esempio, sono risultati “netti” la Germania (-6,3 miliardi), la Francia (-5,8), la Gran Bretagna (-1,9), Belgio (-1,7) e anche l’Italia con 5 miliardi accanto al segno meno. Alla luce di questi dati risulta più facile comprendere come i Paesi che sono contribuenti netti non vogliano più perdere liquidità, anche se non considerano il reale rendimento di quanto viene investito a livello nazionale e gli altri benefici che derivano dall’appartenenza al mercato unico.
Insomma, come sempre, si riduce tutto ad una mera questione di denaro. Per il ministro Moavero, in ogni modo, c’è tutto il tempo necessario. “I tempi tecnici – ha rassicurato – per adottare il bilancio sono ampiamente rispettati anche se la decisione arrivasse a marzo dell’anno prossimo”. Ma fonti interne al Consiglio europeo la pensano diversamente: “Se non si trova un accordo entro fine anno, sarà ancora più difficile farlo nel 2013”.
La possibilità italiana di mettere il veto, come abbiamo detto, non dispiace affatto a Londra. Anzi. Il sindaco della capitale britannica, Boris Johnson, ha pubblicamente esortato il governo Cameron a “copiare Margaret Thatcher” quando si oppose all’approvazione del bilancio Ue. Negli anni Ottanta, infatti, la Lady di ferro ottenne il rimborso che annualmente viene pagato alla Gran Bretagna per i fondi Ue non spesi.









