Ha deciso di restare fino e non oltre il 6 settembre il governatore della Bundesbank Jens Weidmann, che stamattina, in seguito all'ennesima opposizione nei confronti del governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, ha minacciato le dimissioni. La notizia, riportata dal quotidiano tedesco Bild Zeitung, arriva in seguito ad un ulteriore no di Weidmann alla proposta dell'italiano di acquistare bond dei paesi dell'Eurozona maggiormente in difficoltà, tra cui Spagna e Italia. Una proposta alla quale Weidmann si era opposto già dieci giorni fa, quando portavoci del governatore tedesco si erano schierati contro: "La Bundesbank - riportava il report mensile dell''istituto - resta critica sull'acquisto di bond governativi, che possono comportare considerevoli rischi alla stabilità". Affermando che non spetta alla Bce, ma ai Governi nazionali di rimettere i conti in ordine, fare le riforme e recuperare la competitività perduta.
Uno scontro che va avanti da mesi e che ha portato Weidmann a decidere di lasciare il suo posto come numero uno della BuBa, la banca centrale più virtuosa del SEBC, appartenente allo Stato più influente dell'Eurozona, la Germania appunto.
Nonostante Berlino abbia suggerito a Weidmann di restare al suo posto, pare che la data del 6 settembre sia ormai fissata: sarà infatti la sua ultima occasione, durante il direttivo dell'Eurotower, per affermare le sue posizioni e battersi per l'indipendenza della Bce e la stabilità dell'euro. "In una democrazia - ha più volte dichiarato Weidmann negli ultimi mesi - dovrebbero essere i Parlamenti e non le Banche centrali a decidere una simile mutualizzazione dei rischi", preoccupato del fatto che il progetto della Bce di finanziare gli Stati possa essere soltanto controproducente per gli Stati stessi, portandoli "all'assuefazione come se fosse una droga". Un progetto proibitivo, di "monetary financing", in cui l'istituto stampa moneta per pagare i debiti dei paesi in difficoltà. Un progetto nel quale la banca tedesca non vuole entrare, per evitare di perdere la propria solidità economica venendo incontro a quegli Stati economicamente meno virtuosi.
Una situazione che vede attualmente la Banca centrale europea, inizialmente nata proprio a modello della Bundesbank, in una posizione nettamente predominante. Anche se le dimissioni di Weidmann potrebbero rivelarsi una strategia attuata per placare la pressione di Draghi sul suo progetto di finanziamento e portarlo a fare un passo indietro, "costringendolo" a presentare un piano alternativo poco efficace per i mercati e per gli Stati stessi.
Occhi puntati sul 6 settembre, dunque.

