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ATTIVITÀ DEGLI AMICI

    Considerazioni prospettiche dell’investimento in azioni: Retelit

    Per valutare la bontà di un investimento azionario occorre sicuramente guardare anzitutto alle prospettive economiche future.

    Dato che il futuro non è -per natura- conoscibile in anticipo, spesso (anzi: sempre) si guarda a quanto viene pubblicizzato dal CdA (Sao Paolo: YPFL3.SA - notizie) delle società attraverso i piani industriali, i comunicati stampa, la notizia di contratti più o meno redditizi, ecc.

    Ma … pur inconsapevolmente si guarda anche alla credibilità del CdA in termini generici, di immagine, valutando il passato non tanto per i proclami ma per l’effettiva rispondenza dei risultati effettivamente realizzati rispetto a quanto prospettato dal CdA. In altri termini: anzitutto vediamo una prospettiva storica delle quotazioni del titolo.

    In sostanza: se io, piccolo investitore senza possibilità di entrare nel CdA, avessi acquistato 1.000 azioni il primo giorno di quotazione e mi fossi mantenuto fermo nella posizione di investimento procedendo semplicemente a: -    incassare i dividendi -    vendere i diritti di opzione e/o warrant a me spettanti nei casi di aumento di capitale; -    subire eventuali decisioni di splitting piuttosto che di raggruppamento; -    subire eventuali annullamenti di azioni per perdite (o altri motivi) (avessi cioè fatto il “cassettista”) mi dovrei domandare: 1) quanto avrei investito il primo giorno di quotazione? E per quale percentuale di partecipazione?; 2) quanto avrei incassato a titolo di dividendi, diritti di opzione e/o warrant a me spettanti in occasione dei vari aumenti di capitale? 3) quante sarebbero oggi le azioni nel mio portafoglio? Quale sarebbe la cifra ritraibile oggi dal mio investimento? Che percentuale di partecipazione avrei? , In considerazione: - del fatto che ragioniamo in astratto per verificare la bontà storica di un investimento; - del fatto che tutto quanto sopra viene “normalizzato” da Bloomberg che pertanto espone delle quotazioni toriche che tengono conto di tutti i movimenti detti prima, dobbiamo pertanto confrontare: -     il valore riportato da Bloomberg ad una certa data; -     il valore riportato da Bloomberg ad oggi, o comunque una data estremamente vicina.

    Prendiamo un caso semplice ma non semplicissimo che conosco bene: Retelit (Stoccarda: A0Q2GM - notizie) .

    Da Bloomberg vediamo che al momento dell’emissione il valore (normalizzato) ufficiale del giorno di inizio delle contrattazioni in borsa di tale titolo (03.08.2000) era di ben 25,8304 Euro (per la cronaca: la quotazione storica era di 74,70 Euro circa) mentre oggi, quindi più di 10 anni dopo, lo stesso titolo quota 0,35-0,36 Euro.

    Verrebbe da dire: ma che bell’investimento! Ma… a cosa può essere dovuta tale sensibile (si fa per dire) riduzione di valore? Le principali ipotesi che io riesco a pormi in astratto sono: 1)   E' un problema di business? In parte potrebbe anche essere, ma se la cosa fosse particolarmente rilevante, dopo 10 anni e oltre, la società avrebbe già chiuso, direi io 2)   E' un problema di governance? In parte potrebbe anche essere, però dopo oltre 10 anni che lo stesso gruppo di soci comanda “a bacchetta” (salvo l’estensione ai soci libici nel 2008)… le questioni si sarebbero dovute risolvere in un modo o nell’altro. Neanche questa risposta mi par convincente.

    3)   E' un problema di mercato? Anche qui, se così fosse, dopo 10 anni e oltre, la società avrebbe già chiuso, direi io 4)   E' un problema di competenze/capacità manageriali? , Difficile da dire così in astratto. Occorre avere qualche informazione in più di tipo pratico / operativo sulla gestione aziendale e sui contratti realizzati dal CdA.

    E’ ovvio che la grandissima parte di tali documenti sono riservati, certo non conoscibili da chi non opera all’interno della società.

    Ma … -e c’è sempre un ma- la Legge, proprio in virtù dell’importanza di determinati contratti, ne prescrive il deposito presso la Camera di Commercio in modo che chiunque abbia interesse (pagando un modesto diritto di segreteria) possa venirne a conoscenza.

    Tra i contratti che sono obbligatoriamente da depositare in Camera di Commercio ci sono anche i contratti di “cessione di ramo d’azienda” e quelli di “affitto di ramo d’azienda”.

    Visto che nel marzo dello scorso anno il CdA di Retelit ha pubblicizzato di aver stipulato (o meglio: di aver dato l’autorizzazione di stipulare ad E-Via S.p.A. –cioè la propria unica società partecipata, perdipiù controllata al 100%-) un “contratto di affitto di ramo di azienda” con la società Linkem S.p.A., e considerato che il contratto è pubblicamente conoscibile, mi sono incuriosito e ne ho chiesto copia alla Camera di Commercio. Così, tanto per vedere e verificare se il CdA stipula contratti importanti rispettando: a) la logica delle leggi del mercato; b) le disposizioni normative; e, prima ancora, c) il buon senso.

    Dalla lettura e da un esame approfondito di tale documento, noto alcuni elementi secondo me sostanziali, elencati di seguito, che mi fanno pensare di poter ritenere tale operazione come una  possibile cessione di ramo di azienda (e non di affitto di ramo come  affermato nei verbali ed in assemblea dal Consiglio di Amministrazione ). In altre parole: non sono così sicuro che i piccoli investitori –ed il mercato in generale- siano stati adeguatamente informati sulla concreta realtà fattuale del contratto stipulato.

    , Le considerazioni che mi inducono a tale possibile conclusione sono classificabili in due categorie: A) le condizioni espressamente previste e regolate nel contratto; e B) le condizioni che sono normalmente e logicamente regolate nel contratto ma di cui non si trova traccia in tale documento.

    Vediamole nel particolare, e poi ognuno farà le considerazioni e le conclusioni che ritiene.

    A) Le principali condizioni espressamente previste e regolate nel contratto e, a mio modesto avviso, alquanto opinabili (ma beninteso ce ne sono anche altre): L’art. 14 del contratto prevede quanto segue: i. tra il 13esimo e il 36esimo mese di operatività del contratto di “affitto di ramo di azienda” E-Via (cioè l’unica partecipazione di Retelit, perdipiù controllata al 100%) potrà chiedere a LINKEM di acquistare il Ramo-WiMAX al Prezzo Put di Euro 33.000.000,00 (trentatré milioni/00), detraendo però da tale prezzo “i canoni annuali corrisposti dall’Affittuaria” (immaginabilmente, fino a quel momento, ndr). ii. “detto Prezzo Put sarà corrisposto da LINKEM ad e-via in 5 (cinque) rate annuali, di cui la prima contestualmente alla stipulazione dell’atto di compravendita e le successive ad intervalli di 12 mesi ciascuna a decorrere dalla data di stipulazione dell’atto di compravendita.”. Noto qui che non si parla di interessi sulla dilazione, e che né in questo articolo né in altri mi par di capire che si parli di garanzie relative al pagamento del residuo prezzo rateizzato L’art. 16 prevede che “Le Parti convengono espressamente che a partire dal 37° (trentasettesimo) mese dalla Data di Decorrenza, LINKEM abbia diritto di opzione per l’acquisto del Ramo-WiMAX, da esercitarsi con un preavviso di 3 (tre) mesi, al prezzo concordemente determinato in euro 33.000.000,00 (trentatré milioni/00).

    , Le Parti convengono e stabiliscono che da detto importo dovrà essere detratto: i) se l’opzione di acquisto da parte di LINKEM viene esercitata dal quarto anno al quinto anno, i canoni pagati per i primi tre anni nonché il 70% (settantapercento) dei canoni pagati nel quarto e quinto anno; ii) se l’opzione di acquisto viene esercitata dal sesto anno in poi, oltre a quanto previsto al punto i), il 35% (trentacinquepercento) dei canoni pagati dal sesto anno (incluso) fino all’anno in cui l’opzione viene esercitata.

    Nel mio piccolo, mi sono domandato se il proprietario di un immobile affittato che dovesse decidere di vendere all’inquilino prenderebbe come prezzo di riferimento il prezzo di mercato, poi riconoscesse ex post che i canoni già incassati erano in realtà degli acconti prezzo (per il 100% del loro importo dei primi 3 anni e per il 70% del loro importo del quarto e quinto anno) che quindi andrebbe a scomputare e se il residuo prezzo glielo rateizzerebbe in cinque anni senza interessi. Mah! La cosa mi lascia perplesso.

    Vero è che il mondo è grande e ognuno può pensarla come vuole però … perché mi viene da pensare: - che se io fossi il proprietario o dovessi gestirne gli interessi … non mi comporterei proprio così, né sul fronte della detrazione dei canoni già percepiti né sul fronte della dilazione in 5 anni senza interessi e senza garanzie specifiche di effettivo pagamento del prezzo residuo; - che si possa dire che il prezzo prefissato è in sostanza decrescente nel tempo a seconda del momento in cui parte acquirente dovesse –eventualmente- acquistarlo ufficialmente; - che l’immissione nella gestione di complessi apparati informatici e telematici (chiaramente soggetti ad una rapidissima obsolescenza e senescenza) sarebbe da regolare quantomeno con una serie di garanzie di tipo cartaceo contrattualistico che abbiano un contenuto di tipo tecnico e tecnicistico, cosa della quale vedo solo vaghe tracce.

    , B) Le condizioni che sono normalmente e logicamente regolate nel contratto ma di cui non si trova traccia in tale documento La mia esperienza professionale mi ha insegnato che quando si stipulano contratti di “affitto di ramo di azienda” nel contratto relativo ci sono precise indicazioni: - in merito alla gestione degli ammortamenti, ma qui la questione non è minimamente toccata; - in merito alla valorizzazione dei cespiti, soprattutto ove vi siano opzioni di put e call come in questo caso (quindi ad esempio corredando di perizie autorevoli sui valori), ma in questo contratto non ve ne è la minima traccia; - in merito ad una serie di aspetti di “dettaglio” (che tanto dettaglio non s

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