La Corte Suprema tedesca si pronuncia sul salvataggio dell' euro

The Economist parla chiaro: sarà la Corte Suprema tedesca ad adottare misure che porteranno in salvo  l'Eurozona. La decisione è stata presa in seguito ad una denuncia fatta dal partito tedesco dei Verdi, di opposizione alla Merkel, nei confronti della cancelliera, che accusava il suo governo di non essersi consultato con il Parlamento circa i piani intrapresi per salvare l'euro. "Angela Merkel - scrive l'Economist - può fare vertici con il mondo e con i leader della Ue. Ma, afferma la Corte, il Bundestag è l'unica istituzione eletta direttamente nella democrazia parlamentare tedesca, perciò l'esecutivo deve essere realmente incluso nel processo decisionale".

In seguito a questa denuncia, il Tribunale ha inviato un sollecito al Parlamento, ricordandogli che anche esso è soggetto alla giurisdizione territoriale. E aveva chiesto a Joachim Gauck, attuale presidente della repubblica federale, di ritardare la firma dei due principali grandi pacchetti di norme che riguardano la crisi dell'euro, in modo da dare più tempo al Giudice della Corte Suprema di verificare le denunce ritenute incostituzionali. In uno di questi pacchetti c'è il cosiddetto fiscal compact, ovvero l'insieme di regolamenti e restrizioni dettate da Bruxelles sui bilanci della maggior parte dei paesi europei, Germania compresa, con l'obiettivo di disciplinarne la spesa. L'altro è invece il meccanismo di stabilità europeo (ESM), inteso come un permanente meccanismo di prestiti di emergenza per i paesi in difficoltà. Regolamenti che portano ad una cessione di poteri da parte degli Stati che li approvano. E che destano sempre più preoccupazioni all'interno dell'elettorato e del Parlamento stesso.

La Merkel ha tuttavia approvato in fretta e furia, lo scorso 29 giugno, entrambi i pacchetti. Per questo, oltre 12 mila ricorsi sono stati depositati presso la Corte costituzionale tedesca, assieme a due contestazioni per conflitto tra apparati dello Stato e una serie di richieste per l'avvio di un procedimento accelerato che blocchi la ratifica delle leggi da parte di Gauck.
I querelanti - tra i quali spiccano i nomi del parlamentare bavarese della Cdu Peter Gauweiler e l'ex ministro della Giustizia socialdemocratica Herta Daeubler-Gmelin, oltre a tutti i parlamentari della sinistra radicale Die Linke - chiedono che la cessione di sovranità indotta da queste nuove leggi approvate venga necessariamente confermata attraverso un referendum, perchè un voto a maggioranza dei due terzi del parlamento non sarebbe sufficiente.

Servono "passi adeguati verso una comune emissione di debito" nella Ue: è quanto si legge nel rapporto Van Rompuy-Draghi-Juncker-Barroso, …

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