Crisi: perché le banche europee non possono fare a meno dei PIIGS?

Poche banche rimarrebbero in piedi, se una nazione "periferica" abbandonasse la zona euro. Lo conferma una recente analisi della banca Credit Suisse, leader mondiale nel campo dei servizi finanziari globali: l'uscita dei PIIGS - termine con il quale vengono identificate le cinque nazioni più deboli dell'Eurozona, e quindi Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna -  dalla Ue comporterebbe una perdita fino al 58%  nel settore bancario. Per essere ancora più precisi, con lo sgretolamento della zona euro, le banche europee subirebbero una perdita di oltre 370 miliardi di euro, e anche se il sistema della moneta unica rimanesse intatto, circa 1,3 trilione di euro di credito verrebbero risucchiati dal sistema. Comportando inoltre un'urgente iniezione di capitali di almeno 470 miliardi di euro, se uno dei tre scenari considerati dagli analisti del Credit Suisse - uscita della Grecia, uscita di un altro Stato periferico, economizzazione sul mercato interno da parte delle banche - si verificasse in questo periodo.

Il rapporto, completo di esempi concreti, dimostra come una delle ipotesi attualmente più probabili - ovvero l'uscita di Atene dalla moneta unica - comporterebbe per le banche europee una perdita di circa il 5% del valore di Borsa, con le banche francesi (Credit Agricol in primis) maggiormente colpite. E mentre l'FMI stima una perdita di almeno 3 trilioni di euro in caso di un'uscita dei PIIGS, l'agenzia di Ratign Fitch stima che l'uscita della Grecia avrebbe un impatto diretto di minore portata rispetto ad una ridenominazione greca sulle banche della zona euro, che avrebbe un peso più grave sugli altri stati europei. Per prevenire il crollo, Fitch si aspetta - secondo il rapporto - "una risposta forte da parte dei politici, e un altrettanto forte impegno da parte della Bce per sostenere la crisi".

Quello che preoccupa di più, quindi, non è l'uscita della Grecia in sè, quanto la fuga di capitali e la situazione delle altre banche dei PIIGS, come Irlanda o Portogallo, più vulnerabili ai rischi di contagio e prossime allo stress. E se le banche degli altri paesi si stanno comunque preparando ad una potenziale uscita greca, prevenendone il forte impatto, l'uscita di un altro dei 5 paesi periferici comporterebbe un danno sostanziale, con il patrimonio netto tangibile di alcune di loro letteralmente spazzato via. E nell'occhio del ciclone, tra le varie banche a rischio, c'è anche l'italiana Intesa Sanpaolo.

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