Inizia una settimana che potrebbe essere decisiva per il futuro della Spagna e di tutta l’Eurozona. Le Borse europee aprono la seduta in ribasso, in attesa dell’incontro di oggi in cui i ministri delle Finanze Ue si riuniscono in Lussemburgo per dare il via libera formale all’Esm, l’European stability mechanism, che sostituirà gradualmente l’Efsf. Martedì la cancelliera tedesca Angela Merkel farà la sua prima visita ad Atene dall’inizio della crisi; il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, viaggerà per colloqui con il presidente francese Francois Hollande, a Parigi.
Insomma un’agenda fitta di appuntamenti, con il culmine in data 18 e 19 ottobre, quando i leader europei si sono dati appuntamento a Bruxelles per discutere dei temi caldi della zona euro: Spagna e Grecia su tutti. Madrid non ha ancora annunciato la propria intenzione di chiedere l’intervento dell’Ue, mentre la troika deve dare il via libera alla nuova e decisiva tranche di aiuti per la Grecia.
Mariano Rajoy cerca di evitare, o quantomeno di rimandare il più possibile, il ricorso alla “protezione” europea. Il motivo sta ne fatto che l’aiuto è soggetto al raggiungimento di “strette condizioni” di bilancio. Ed è per questo che Rajoy sta cercando altre strade prima di ammettere che il suo Paese non ha alternative. Un tentativo è stato l’approvazione alla fine di settembre del nuovo pacchetto di tagli da 39 miliardi, con la speranza di raffreddare il mercati e tenere sotto controllo l’impennata dello spread. In un’intervista al Wall Street Journal, il premier spagnolo ha dichiarato che chiederà gli aiuti solo se i tassi di interesse sul debito di Madrid “resteranno alti per molto tempo” e se le condizioni poste dell’Ue saranno “accettabili”. C’è anche chi è convinto che la Spagna non voglia essere la prima nazione a ricorrere allo scudo, ma che lo farebbe più volentieri in compagnia dell’Italia. “Già dalla fase critica di inizio estate si dice che il premier spagnolo avrebbe intenzione di non essere il primo e solo a chiedere l’ombrello Bce, ma che il suo appoggio a Monti nella famosa riunione di fine giugno che ha messo pressione alla Merkel fosse in qualche modo legato al fatto di voler richiedere gli aiuti in compagnia del nostro Paese”, ha spiegato al Sole24Ore Gabriele Roghi, responsabile gestione patrimoniali di Invest Banca.
Sull’altro fronte, invece, Atene è in forte difficoltà: nelle casse dello Stato ci sarebbe liquidità sufficiente per arrivare solo a fine novembre. Il Paese ellenico si sta sforzando di trovare un accodo con la Troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazione e Unione Europea), anche se la decisione finale potrebbe slittare dopo il summit del 18 ottobre. In ballo ci sono 31 miliardi di euro, a tanto ammonta la nuova fetta di aiuti. “Il governo e la Troika stanno lavorando 24 ore al giorno perché all’Eurogruppo di lunedì la Grecia sia messa sull’agenda del summit di Bruxelles”, fanno sapere del Ministero delle Finanze greco. E proprio il ministro delle Finanze ellenico, Yannis Stournaras ha confermato a Bloomberg che “non è stata ancora raggiunta l’intesa e i negoziati continueranno durante la settimana”. Più drastico è stato il premier greco, Antonis Samaras, che venerdì scorso, in un’intervista ad un giornale tedesco, ha lanciato l’allarme bancarotta: “Senza nuovi aiuti il Paese non arriverà oltre novembre, la liquidità rimane la chiave per uscire dall’impasse”.
In questo scenario, intanto, Angela Merkel è pronta a partire per Atene. Martedì è in programma il primo viaggio della cancelliera in terra ellenica dal luglio del 2007. La visita sottolinea, a detta di molti analisti, un’apertura della Germania e la volontà di mantenere Atene dentro l’Eurozona. “Questo viaggio è l’indicazione più forte sul fatto che la Grecia non sta per essere spinta fuori dell’Unione europea in tempi brevi”, ha commentato Nicholas Spiro, direttore della Spiro Sovereign Strategy. Certo, il clima che la Merkel troverà in Grecia non sarà certo quello di una nazione in festa. Il suo arrivo, infatti, sarà accompagnato da proteste pubbliche, tra cui uno sciopero indetto dai sindacati, che accusano di troppo rigore la cancelliera e le sue imposizioni in materia di politica economica.









