Un paese tenuto in scacco dal maltempo, con relativi danni alla circolazione sulla rete ferroviaria, autostradale e aerea. Da nord a sud, il disagio per le pessime condizioni climatiche si fa rivendicazione da parte delle associazioni dei consumatori, per tutelare migliaia di italiani che hanno perso treni e coincidenze oppure sono rimasti bloccati per ore all’interno dei convogli.
Clamoroso il caso dell’Intercity Bologna-Taranto, che il primo febbraio è rimasto bloccato a Forlì per sette ore. Pur essendo l’emergenza maltempo preannunciata, per le Ferrovie è scattata la trappola dei disservizi e delle cancellazioni, che ha costretto l’azienda a dover riprogrammare treni e orari. Le temperature rigide hanno danneggiato i convogli e portato danni ai pantografi, alle condotte pneumatiche e ai dispositivi elettrici.
Il disservizio c’è stato e, unitariamente, associazioni come il Codacons, l’Unione nazionale consumatori e l’Adiconsum, pronte ad assistere i clienti, facendo anche notare che sono numerose le sentenze dei tribunali che, in caso simili, riconoscono il risarcimento a favore delle vittime. Come ha ricordato anche il segretario generale di Adiconsum, Pietro Giordano, a peggiorare il quadro è la mancata prevenzione laddove “in casi di eventi prevedibili l’azienda deve contattare i passeggeri, dando loro la possibilità di scegliere se confermare o meno la data di partenza e che in caso di cambio della suddetta deve avvenire senza spese aggiuntive di alcun genere per il passeggero. Questa verifica da parte di Trenitalia va fatta, poiché rispetto al trasporto aereo, Trenitalia opera in pratica in condizioni di “monopolio” e non è prevista alcuna “riprotezione” dei passeggeri su treni di altre aziende”.
Non sono mancate nemmeno le polemiche per la richiesta, ai clienti, di pagare i pasti, cosa che ha scatenato l’ira dei consumatori. Nella serata di ieri, l’azienda ha deciso per il rimborso integrale del biglietto del treno per i passeggeri che hanno rinunciato a viaggiare e per quelli che hanno subito ritardi oltre le 4 ore. Indennizzi anche per i ritardi a partire dai 60 minuti. Nel dettaglio: per i ritardi dai 60 ai 119 minuti, 25% di rimborso; dai 120 ai 239 minuti, la metà della cifra pagata, dai 240 minuti a salire, indennità totale. La portata del disagio, che Federconsumatori e Adusbef, riprendendo i dati che la stessa Trenitalia ha pubblicato, quantifica con 2000 treni fermi su 8000 cioè il 25%, si enfatizza molto laddove sono treni da pendolari, che sono pagati per il 70% dai contribuenti e per la restante parte da chi paga il biglietto.
Pagare gli indennizzi non basta e, secondo le associazioni di categoria, sarebbe più opportuno aprire un tavolo di confronto sui rimborsi stessi per i viaggiatori pendolari e di lunga percorrenza; e non è escluso nemmeno che si possa pensare a una class action per interruzione di pubblico servizio. Se la decisione presa dall’azienda guidata da Mario Moretti è giudicata come migliorativa rispetto alle regole previste dalla normativa europea, restano le polemiche su come, da due anni a questa parte, sia stata complessivamente dimezzata la misura degli indennizzi per i ritardi ed eliminati quelli in caso di mancato funzionamento dell’impianto di climatizzazione, come dichiarato da Monica Multari, responsabili del settore trasporti del Movimento Consumatori. Una lesione ai diritti di chi viaggia molto netta, anche quando c’è il bel tempo.


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