Lo scontro c'è, inutile negarlo. La corsa alla supremazia tra Bce e Bundesbank si ripropone, a distanza di pochi giorni dalla press conference di Mario Draghi a Francoforte, nella quale molti si aspettavano una presa di posizione forte da parte del governatore e invece hanno visto la vittoria dei falchi di Weidmann.
Ed è ancora Weidmann a vincere, anche se indirettamente. Obbligando Mario Draghi a "rendere conto delle operazioni eseguite dalla Bce con l'acquisto gia' avvenuto in passato di titoli di Stato dei Paesi in crisi". A chiederlo è il responsabile della Cdu/Csu nella Commissione Finanze del Bundestag, Hans Michelbach, secondo il quale i contribuenti tedeschi hanno il diritto di conoscere i rischi derivanti dall'acquisto di bond effettuato dalla Bce "con l'inosservanza del suo mandato nell'era Draghi". Il parlamentare della Csu vuole che si faccia chiarezza sul numero di titoli, degli Stati da cui sono stati comprati, a che momento e a che prezzo, oltre a fornire indicazioni sulla loro scadenza e sul loro valore attuale. "Vogliamo chiarezza - continua Michelbach - sul fatto se i titoli nel frattempo sono stati già rivenduti, se ne sono derivate perdite e dove queste perdite sono state contabilizzate", perché Draghi "prevarica l'indipendenza della Bce per scardinarne i principi".
Polemiche e scontri emersi subito dopo la famosa dichiarazione da Londra di Mario Draghi per preservare l'euro: "Faremo tutto quello che è necessario. E - credetemi - sarà abbastanza". Un'affermazione che ha portato entusiasmo nei mercati, ma che ha visto la forte opposizione della Bundesbank e di Berlino in generale. E nonostante fosse contrario solo Weidmann all'acquisto dei titoli degli Stati in difficoltà e alla creazione di un Fondo salva-Stati, lo scorso 2 agosto ha prevalso la rigorosa linea tedesca e un nulla di fatto nelle promesse di "decisioni sì, ma non ora, forse in futuro" di Draghi.
Una linea dura quella di Weidmann che ricorda quella di un suo predecessore, Helmut Schlesinger. Che lo ha affiancato in un'intervista doppia pubblicata in occasione delle celebrazioni per i 55 anni della banca centrale tedesca. In questa occasione, il presidente della Bundesbank ha sottolineato la forte spaccatura tra lui e la Bce, lanciando un monito contro “gli interventi sui tassi di interesse o su alcune misure non standard con cui alla fine la banca centrale viene strumentalizzata ai fini di politica fiscale”. Un monito viene lanciato anche contro i politici, che "sovrastimano le possibilità della Banca centrale e si aspettano troppo da essa, immaginando che possa essere usata non solo per mantenere i prezzi stabili, ma anche per stimolare la crescita, ridurre la disoccupazione e stabilizzare il sistema bancario”.
Uno schema, aggiunge, “che si ripete, ma che questa volta è più forte che in passato” viste le perplessità dell’opinione pubblica sulla capacità dei politici di combattere la crisi". Ribadendo, infine, la centralità della sua banca: "La Bundesbank - dichiara - non è solo una delle 17 banche centrali dell’eurozona, ma è la banca più grande e importante dell’Eurosistema e ha un peso maggiore rispetto a molte altre banche centrali” dell’Ue. Ciò significa che abbiamo un ruolo diverso e siamo la banca centrale più attiva nel dibattito pubblico sul futuro dell’unione monetaria”. L'ennesima conferma, neanche tanto sottile, della supremazia tedesca rispetto al resto dell'Eurozona.

