L’approvazione del bilancio pluriennale Ue 2014-2020 sta diventando motivo di scontro. Herman Van Rompuy, presidente permanente del Consiglio europeo, nei giorni scorsi, ha presentato una bozza di bilancio che prevede tagli per 80 miliardi di euro. Francia e Italia hanno subito alzato la voce perché la sforbiciata sarebbe eccessiva; la Germania e la Gran Bretagna, invece, vorrebbero riduzioni ancora più consistenti.
La Germania preme perché le spese siano tagliate per circa 120 miliardi, mentre la Gran Bretagna minaccia di porre il suo veto all’approvazione se i tagli non saranno almeno di 200 miliardi. Una situazione che difficilmente si risolverà nel prossimo vertice di Bruxelles, in programma per il 22 novembre, anche perché per l’approvazione del bilancio pluriennale serve il voto unanime dei 27 Paesi membri. I funzionari Ue, perciò, hanno iniziato a lavorare su un piano per creare un bilancio a lungo termine senza il Regno Unito. A lanciare l’indiscrezione è stato il Financial Times che parla di “una mossa capace di mettere in luce la crescente difficoltà che la posizione della Gran Bretagna, in tema di tagli al bilancio, sta creando al resto dell’Eurozona”.
La questione è al vaglio degli esperti legali. Considerare questa ipotesi diventerebbe una sorta di tattica per mettere pressione al premier britannico David Cameron, sempre più legato a posizioni anti europeiste. E’ chiaro che se questa strada dovesse essere perseguita, le conseguenze per il rapporto tra Ue e Gran Bretagna potrebbero essere drammatiche, considerando che oggi si possono definire almeno tese. Alcuni funzionari del governo inglese, comunque, stanno studiando una soluzione che possa essere di compromesso. Si potrebbe raggiungere un accordo negli ultimi giorni utili, o anche nelle prime settimane dell’anno prossimo.
Le posizioni, per ora, sono molto distanti. Duecento miliardi di euro, rispetto agli ottanta proposti dall’Ue sono molti. Insomma, 120 miliardi di tagli un più rappresentano una cifra difficilmente superabile. Una soluzione, sempre nell’ipotesi in cui l’Ue volesse approvare il bilancio senza la Gran Bretagna, sarebbe quella di rendere l’approvazione del tetto di spesa su base annua. In questo caso, secondo la normativa europea, il voto necessiterebbe di una maggioranza qualificata, piuttosto che all’unanimità come richiesto del bilancio pluriennale.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, dopo l’ultimo incontro con il premier britannico, David Cameron, ha espresso posizioni differenti: “Siamo meno convinti rispetto alla Gran Bretagna della necessità di una consistente riduzione del bilancio europeo, proprio in un’ottica di efficienza economica e di scala delle politiche”. Cameron, quindi, non è riuscito a convincere l’Italia ad appoggiare la sua proposta di escludere qualsiasi aumento nominale del bilancio comunitario 2014-2020, al prossimo vertice Ue del 22 e 23 novembre.
Monti ha precisato, inoltre, che un taglio consistente rischia di essere controproducente, dal momento che “anche in risposta alla crisi economica e alla dinamiche globali sono stati trasferiti all’Unione europea compiti sempre maggiori che sono stati sottratti agli Stati. E’ naturale che, pur facendo grandissima attenzione al controllo delle spese, l’Ue debba essere dotata di risorse adeguate per svolgere efficacemente i compiti”.
La partita rimane aperta. Al governo Cameron 80 miliardi di tagli non bastano. E pazienza se in Francia si sono infuriati per la drastica riduzione dei fondi destinati alla Politica agricola comune. Londra vuole sborsare meno soldi. L’ambasciatore del Regno Unito presso l’Ue, Sir Jon Cunliffe, nei giorni scorsi ha chiesto un ulteriore intervento di riduzione dei costi, in particolare per gli stipendi e benefits dei funzionare dell’Unione europea.









