A fare la differenza ci pensa lo spread. Perchè l'euro sarà anche la moneta unica dell'Europa, ma lo stesso non vale per operazioni di finanziamento, come prestiti o mutui.
Già, perchè questo differenziale altalenante tra i titoli di stato italiano ed il corrispondente tedesco è un valore importante che condiziona in maniera differente la gestione economica di alcune operazioni, che variano così da paese a paese.
Per comprendere meglio, partiamo da una vicenda che riguarda proprio la Fiat, azienda automobilistica italiana d'eccellenza. Qualche giorno fa, l'AD di Fiat Sergio Marchionne, in un'intervista all' International Herald Tribune, si è scagliato contro una sua concorrente, la tedesca Volkswagen, accusandola di praticare sconti dannosi per il mercato e proponendole di ridurre la produzione, unica con il segno più in tutto il settore automobilistico europeo. E la carta vincente della Volkswagen sta proprio nello spread: le banche tedesche che finanziano la casa automobilistica possiedono infatti molti titoli di stato tedeschi che il mercato ritiene sicuri e che fanno da garanzia alla banca per ottenere prestiti ma anche per elargirli alla Volkswagen stessa a interessi bassissimi, cosa che invece non può fare la Fiat.
E non possono farlo neanche le banche italiane, dipendenti dal differenziale Btp-Bund, andando a svantaggiare anche i loro clienti: quando lo spread sale, infatti, aumenta anche il costo che le banche italiane devono sopportare per prendere liquidità sul mercato, aumentando in questo modo i costi sulle operazioni finanziarie dei loro clienti, come prestiti o mutui. Non a caso, gli istituti bancari italiani hanno portato lo spread da 1,30-3,00% di un anno e mezzo fa al 2,50-5%.
Stesso discorso per i mutui con il cap: si tratta di un tipo di mutuo che permette di usufruire dei vantaggi del tasso variabile (meno oneroso nel lungo periodo rispetto al fisso) ma che consente contemporaneamente di proteggersi da un eccessivo aumento dei tassi. Il cap rappresenta un "tetto" massimo, oltre il quale il tasso finale (ottenuto sommando lo spread con l'Euribor o il tasso Bce) non può salire. Oggi, a causa dello spread sempre più elevato e con il cap arrivato al 6,5%, la convenienza del mutuo viene meno. In un'intervista al Sole 24 Ore Roberto Anedda, vicepresidente di Mutuionline.it, spiega l'inefficacia di questo mutuo "a partire dallo spread applicato, decisamente più oneroso rispetto a quello conteggiato su una variabile semplice. In secondo luogo – prosegue – la mancata convenienza è determinata anche dalla soglia in cui è fissata il cap. C'è solo un istituto che oggi applica un cap del 5,5% mentre la maggior parte orbita intorno al 6 e vi sono addirittura alcuni che si spingono oltre. Una soglia che, raffrontata ai tassi di partenza attuale, risulta estremamente lontana. Tanto più che, come purtroppo emerge leggendo le previsioni sull'andamento dell'economia nei prossimi 2-3 anni, la ripresa non è vicinissima e, pertanto, c'è da aspettarsi che la fase attuale di tassi relativemente bassi duri ancora per un po'".
E mentre è impossibile ottenere un mutuo all'estero, dove i tassi sono più agevolati, la Germania chiude ir rubinetti agli istituti europei, interrompendo il prestito interbancario, in particolare verso le banche di Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna. Un taglio drastico di 241 miliardi di euro solo nel mese di maggio. Nel caso delle banche italiane - come riporta il Financial Times - i prestiti netti sono diminuiti del 25% nei primi cinque mesi dell'anno, rispetto a un calo del 7% per l'intero 2011. Motivo di tale cautela è ancora una volta la paura di una rottura dell'Eurozona che possa portare a maggiori controlli sui capitali dei paesi in uscita, ma anche che "un'ulteriore pressione regolatoria possa spingere gli istituti a dipendere di meno dai prestiti all'ingrosso, abbinando i loro prestiti a famiglie e imprese strettamente ai depositi locali".


