Tagli per oltre 80 miliardi. La bozza di bilancio pluriennale Ue 2014-2020 presentata dal presidente permanente del Consiglio, Herman Van Rompuy, prevede un taglio di 80,737 miliardi di euro rispetto ai 1.091,5 della proposta della Commissione Ue. La presidenza cipriota aveva suggerito un taglio da 50 miliardi. Ma la bozza presentata da Van Rompuy è andata oltre, scatenando tutte le reazioni del caso.
Toccati tutti i capitoli di spesa, nell’ordine: meno 29,499 miliardi di euro per i fondi strutturali (compresi quelli per le regioni) e in generale per la politica di coesione (proposta originale 339 miliardi), meno 21,1 miliardi per l’agricoltura (proposta originale 385,5 miliardi). Da rivedere anche i finanziamenti alle regioni svantaggiate (156 miliardi), a quelle di transizione (29,1 miliardi) e a quelle più sviluppate (47,5 miliardi).
Immediata la reazione negativa dell’Italia. L’ambasciatore italiano presso l’Ue, Ferdinando Nelli Feroci, parla di “un passo indietro” che “invece di avvicinare le posizioni, le allontana”. La proposta di Van Rompuy “non è un contributo positivo a un compromesso nel quale tutti possano riconoscersi” e, promette l’ambasciatore Feroci, che “sarà valutata al massimo livello politico”. I punti critici sono “la riduzione della considerazione del fattore di prosperità nazionale per l’allocazione delle risorse da destinare alle regioni più povere”, continua Ferdinando Nelli Feroci, e “la permanenza dei rebate – ossia il rimborso per lo squilibrio tra ciò che si mette sul piatto dell’Ue e ciò che dall’Ue si riceve indietro in termini di economici e di benefici – per Germania (2,8 miliardi per sette anni), Paesi Bassi (1,1 miliardi) e Svezia (325 milioni, giudicati addirittura “una provocazione” dal governo di Stoccolma).
I tagli proposti non vanno giù neanche a Parigi che per voce del suo ministro per gli Affari europei, Bernard Cazeneuve, fa sapere subito che “non accetta la riduzione dei crediti della Politica agricola comune (Pac)”, proposta da Van Rompuy. “Non accettiamo le proposte che ci sono state fatte di diminuire di 25 miliardi la Pac”, aggiunge il ministro in un intervento all’Assemblea nazionale.
C’è anche chi è contrario per ragioni opposte alla bozza di tagli. La Svezia ritiene che la sforbiciata da 80 miliardi “non è sufficiente”, secondo il ministro agli Affari europei Birgitta Ohlsson, che ha invitato a rivedere l’intervento sulle spese agricole.
“I tagli proposti sono molto preoccupanti per la politica agricola comune”, è il commento di Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo del Parlamento europeo. “Una proposta inaccettabile – precisa – sotto il profilo delle risorse e rispetto alla quale il Parlamento europeo farà una battaglia dura, ma anche una proposta dalla quale è possibile rilevare una profonda innovazione in termini di contenuti, che ribalta, almeno parzialmente, le intenzioni della Commissione”.
Nei giorni scorsi, il premier Mario Monti, incontrando a Roma David Cameron, aveva parlato di un’Italia a sostegno “di un budget orientato al futuro, ma siamo meno convinti di una consistente riduzione del bilancio Ue, proprio in un’ottica di efficienza”. A pensarla in maniera opposta, invece, è proprio il primo ministro inglese, David Cameron, secondo cui “l’Europa deve imparare a vivere con i propri mezzi”. Insomma, alla Gran Bretagna una riduzione di finanziamenti non può che far piacere, anzi, Londra si aspettava che il taglio arrivasse fino a 200 miliardi.
Anche la Germania accoglierebbe di buon grado un abbassamento delle sovvenzioni Ue. Van Rompuy, infatti, deve cercare di avvicinare le posizioni della Commissione e del Parlamento europeo (sostenute da una maggiorana di Paesi membri) con le richieste tedesche, di riduzioni per 130 miliardi, che si aggiungono a quelle britanniche. Adesso la palla passa ai vari Paesi. Inizieranno le negoziazioni per arrivare ai tavoli dove saranno prese le decisioni. Ma circa 80 miliardi di differenza tra quello che la Commissione chiede e quello che gli Stati membri (il Consiglio) sono disposti a dare, considerando che l’Ue non dispone di risorse proprie, non sono certo un buon punto di partenza. Pia Ahrenkilde-Hansen, la portavoce ufficiale della Commissione, ha detto che “le somme proposte nel progetto iniziale sono necessarie per finanziare le politiche comunitarie che servono a promuovere crescita e occupazione nell’Ue”.









