Europa: tempo di Unione fiscale?

Ramon Marimon, docente di Economia alla European University Institute, lo ripete da anni. E, facendo un piccolo resoconto della situazione economica attuale di molti Paesi europei, dalla Grecia al Portogallo, dalla Spagna all'Italia, pare che la sua "ricetta" anti crisi non possa più essere tanto sottovalutata. Ovvero, che è giunto per l'Europa il momento di creare un'Unione fiscale.

Un monito che riprende una vecchia lezione tenuta nel 2011 dal premio Nobel per l'economia Thomas J. Sargent, dal titolo "Prima gli Stati Uniti, poi l'Europa" che - secondo Marimon - avrebbe evitato numerosi e grossolani errori durante la costituzione delle politiche fiscali comunitarie dei paesi membri. In sostanza, la teoria di Sargent dimostra come gli Stati Uniti abbiano avuto l'abilità di definire - nel 1788, quando si istituì la Costituzione con le idee federaliste di Washington e Hamilton - dapprima un modello di unione fiscale e successivamente un'unione monetaria. Un modello che inoltre andava a sostituire quello della Costituzione del 1781, troppo debole e incapace, che aveva preluso alla guerra di Indipendenza. Un' unione fiscale forte, quella statunitense, basata su 3 aspetti: la priorità della risoluzione da parte dello Stato delle obbligazioni di debito; la netta separazione degli obblighi degli Stati da quelli dell'Unione, terzo, la capacità da parte del bilancio federale di fornire protezione agli Stati in situazioni di crisi o di emergenza. Percorso compiuto all'inverso in Europa, dove si è partiti inizialmente con un modello di unione monetaria, l'euro appunto, lasciando incompiuta e confusionaria l'idea di un unione fiscale, una confusione che oggi mette a rischio quella monetaria, provocando problemi di recessione che continuamente assistiamo tra gli stati appartententi all'Euro zona.

La soluzione declamata da Marinon da tempo, è quella quindi di iniziare a pensare ad un' "Unione Europea fiscale", in cui gli Stati forti - Germania e Francia in primis - ridefiniscano le proprie fonti di reddito per calcolare la loro capacità fiscale. Ed eliminino il sistema sanzionistico, inferto ai Paesi in difficoltà come la Grecia, del "bastone", avvicinandosi a modelli più efficaci, come "l'inattività" o "la carota". "Se l'Unione non assorbe una parte o tutto l'importo del debito di uno Stato - affermava Marinon in un vecchio articolo -  si parla di una sanzione di inazione, mentre tenersi una parte del debito - per esempio, con un tasso di interesse più basso - viene definito della carota". Per risolvere il problema del debito e per la salute del sistema monetario in generale, quindi, è importante stabilire in quali situazioni di instabilità economica si può passare al metodo della "carota"; contemporaneamente, rendere il meccanismo di stabilità finanziaria pienamente responsabile, attraverso regole ferree, e di sostituire il fondo di stabilità al fondo di redistribuzione, eliminando il meccanismo - politicamente insostenibile - dei trasferimenti permanenti.

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