Il Ferragosto delle liberalizzazioni

Sono numerosi gli esercizi commerciali che hanno deciso di restare aperti a ferragosto e nel giorno successivo, anche se qualcuno, come i lavoratori dell’Obi a Sesto Fiorentino, ha già annunciato di voler scioperare. E’ un punto sensibile del nuovo corso imposto al paese dal governo tecnico al fine di favorire la crescita. Alcuni dei provvedimenti più tangibili tra quelli che il governo Monti ha dedicato alle liberalizzazioni, sono contenuti infatti nei decreti noti come salva-Italia e cresci-Italia, che di fatto hanno ridisegnato norme consolidate in tema di fasce orarie e giorni di chiusura degli esercizi commerciali.

Entrambi sono ora a completa discrezione dell’impresa. E dunque durante i giorni festivi e durante le domeniche, il settore del commercio registra ormai un impulso sensibile dell’attività - sebbene variabile a seconda della grandezza delle singole imprese - che ha generato però anche le sue conseguenze negative. E’ stato chiaro fin da subito, infatti, che l’impulso che tali decreti avrebbero dovuto dare in favore di nuove assunzioni era del tutto presunto. E questo perché, gravando e perfino peggiorando l’effetto della crisi sulle spalle delle imprese, il datore preferisce aumentare il carico di lavoro sul personale già esistente anziché assumerne di nuovo. Così le nuove norme hanno determinato una brusca apertura dei mercati da una parte, ma hanno finito anche per provocare non poche proteste da parte di lavoratori e sindacati, a causa della modalità “selvaggia” nella decisione degli orari di lavoro che le imprese adottano in via discrezionale e arbitraria.

E come sempre - in mancanza di un disegno che trasformi il quadro d’insieme del sistema Italia anziché semplici strumenti d’intervento -, sono le realtà più piccole a farne le spese, dal momento che ai grandi centri commerciali basta ridefinire i turni del personale, mentre le piccole attività tendono a non cambiare l’abitudine del giorno di chiusura, subendo ulteriormente la concorrenza. In molti lamentano anche una deriva consumistica del paese. E qualcuno ha iniziato ad avvertirne le crepe socio-culturali, ad esempio lo scorso 25 aprile, quando anziché commemorare la Liberazione e i valori della Resistenza, moltissimi milanesi si sono abbandonati allo shopping compulsivo per le vie del centro. Lo stesso fenomeno, più nel piccolo, si verifica nelle domeniche cittadine: molto spesso le famiglie anziché recarsi a teatro, al parco o al museo gratis, finiscono per affollare i piccoli e grandi centri commerciali. In ogni caso, anche soltanto dal punto di vista economico, i benefici delle liberalizzazioni tardano a farsi sentire, tanto più che il rapporto tra salari e consumi continua ad essere bloccato.

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