In trasferta finlandese per parlare di euro ma anche per prendere qualche appunto, oltre ad approfondire i rapporti bilaterali tra Italia e Finlandia. Sono gli obiettivi della trasferta finnica di Mario Monti, prevista per l'1 e il 2 agosto prossimi, su invito del Primo Ministro Jyrki Katainen. Una visita che include anche un incontro con il presidente della Repubblica Sauli Niinisto, il presidente del Parlamento Eero Heinaluoma e i presidenti delle più importanti commissioni parlamentari.
E se gli occhi del mondo sono puntati sempre a sud dell’Europa, per la complessa situazione italiana, meglio non sottovalutare i virtuosi, coloro che ancora hanno un rating da tripla A e le prospettive più stabili dell’eurozona. Parola di Moody’s, che assegna un buon rating in virtù anche di aspetti decisivi: patrimonio netto, sistema bancario piccolo e domestico, verso cui la Finlandia ha una limitata esposizione, il relativo isolamento dall'area euro. Non è passato nemmeno un mese da quando, a inizio luglio, la ministra delle Finanze Jutta Urpilainen chiariva le idee al mondo sull’opportunità o meno che il Paese si impegnasse a sobbarcarsi i debiti altrui: "la Finlandia non resterà legata all'euro a qualsiasi costo - dichiarò in una intervista al quotidiano Helsingin Sanomat - e ci prepariamo a tutti gli scenari possibili".
Una presa di posizione che arrivava anche a pochi giorni dalla conclusione del vertice europeo dopo il quale lo stesso premier Jyrki Katainen sembrava avere rimesso in discussione alcuni aspetti degli accordi appena stretti, in particolare paventando l'opposizione del Paese allo scudo anti spread voluto dall'Italia. E poiché niente succede per caso al tempo dello spread, ecco le accuse, nemmeno troppo velate, di provocare, all'interno dell'eurozona, un aumento nella sfiducia verso la moneta europea. Come sottolineano anche diverse analisi, tutti parlano di un’Europa sotto dettato tedesco, ma anche i piccoli contano, per non provocare sismi nella tenuta di tutto il sistema. E gli aiuti non sono un dogma morale, ma qualcosa da affrontare con le dovute garanzie.
Esempio, lo scorso 20 luglio quando il Parlamento finlandese ha approvato con 109 voti a favore, 73 contrari e 17 astenuti, gli aiuti europei per la ricapitalizzazione delle banche spagnole. Per dare il suo via libera all'assistenza finanziaria a Madrid, la Finlandia aveva chiesto alla Spagna un accordo per ricevere un collaterale a garanzia dei prestiti che per Helsinki ammontano a 1,9 miliardi di euro. Un collaterale di 770 milioni di euro, la cui entità è stata calcolata utilizzando i dati dell'agenzia Standard & Poor elaborati per stimare le possibili perdite del Paese in caso di insolvenza. Un’iniziativa che forse non è piaciuta a qualche collega dell’eurozona, eppure dovuta visto che il governo finlandese in materia è vincolato da un accordo di coalizione. E non manca nemmeno nel paese una crescente opposizione a una solidarietà al di sopra di tutto, destino nazionale compreso.


