Fondi europei a rischio in Sicilia: bloccati 600 milioni di euro

La Commissione europea decide di non corrispondere un finanziamento per carenze nella gestione della Regione

Per la Sicilia sembra non esserci pace. Dopo le roventi polemiche sul possibile default dell’amministrazione regionale, arriva un’altra intricata matassa da sbrogliare. Qualche settimana fa una lettera firmata da Walter Deffaa, direttore generale della Commissione europea per gli affari regionali, ha bloccato un finanziamento da 600 milioni di euro a causa di carenze e irregolarità nel sistema di gestione e controllo della Regione. Un portavoce dell’esecutivo comunitario ha poi spiegato all’Ansa che i problemi riguardano “l’affidabilità delle procedure di certificazione dei pagamenti per le quali non sono state prese misure correttive. Fino a quando queste gravi carenze non saranno state risolte, i pagamenti non riprenderanno”.

La decisione di Bruxelles riguarda il rimborso, attraverso i fondi strutturali che l’Ue mette a disposizione, di 600 milioni di euro di spese già effettuate dal governo regionale. Nello specifico 200 milioni sono stati utilizzati tra ottobre e dicembre 2011, mentre gli altri 400 milioni durante i primi sei mesi del 2012. Il finanziamento verrà sbloccato non appena la Regione adotterà le misure e i provvedimenti necessari per rispondere ai rilievi effettuati dalla Commissione, come spiega chiaramente l’articolo 91 del Regolamento 1083 del 2006 sui Fondi Strutturali. Una prima comunicazione era già stata inviata a gennaio, quando alla Regione furono contestate violazioni di norme comunitarie nella spesa dei fondi del Fesr, il ramo principale di Agenda 2007/2013. In questo caso, sotto la lente d’ingrandimento europea sono finiti gli investimenti effettuati dagli assessorati Infrastrutture, Economia, Salute e quelli della Protezione Civile. Molti dei controlli svolti in Sicilia non hanno infatti menzionato i “procedimenti giudiziari nei confronti di un contraente incaricato dei lavori”.

Altra osservazione è stata che “in una significativa percentuale dei progetti esaminati non è stata verificata l’ammissibilità delle opere aggiuntive e dei relativi costi”. A parziale consolazione per la Sicilia c’è il fatto che anche realtà storicamente virtuose sono incappate in questo stop. Persino la Baviera e regioni in salute di Austria e Paesi Bassi hanno dovuto affrontare questa situazione, riuscendo poi a ottenere lo sblocco dei pagamenti. La Sicilia ha ora due mesi di tempo per invertire la rotta e adottare le misure richieste. In caso contrario non ci sarà alcun rimborso e il bilancio regionale subirà un’ulteriore mazzata. I problemi, però, sembrano affondare le radici in dinamiche strutturali, come sottolinea il funzionario interpellato dall’Ansa. “La questione sicula è grossa e va ben al di là dei Fondi Strutturali. Una performance così negativa e reiterata non trova riscontri in Europa”. I primi rilievi della Commissione risalgono addirittura alla programmazione 2000-2006, quando furono rilevati il mancato rispetto dei termini, l’inammissibilità e non pertinenza di alcune voci di spesa e affidamenti in house non conformi alle sentenze della Corte di Giustizia Europea. Ora il problema si ripropone e sembra di entità anche superiore. Intanto, il tempo stringe.

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