Francia e Austria addio tripla A. Dopo il declassamento da parte di Standard&Poor’s di pochi giorni fa, al mondo rimangono solo 12 Paesi che mantengono la tripla A da parte delle tre maggiori agenzie di rating: Fitch, Moody’s e S&P. In Europa sono ben 9: Gran Bretagna, Danimarca, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera.
Moody’s, comunque, aveva già avvertito che nel primo trimestre del 2012 avrebbe potuto rivedere al ribasso tutte le valutazioni dei paesi dell’Unione Europea e non solo.
Dall’altra parte dell’oceano, gli Stati Uniti mantengono la tripla A. O meglio, gli unici a contare sulla tripletta da parte di tutte e tre le agenzie sono solo Canada, Singapore, Australia e Hong Kong. L’America ha visto privato di una A il suo rating da parte di S&P nello scorso mese di agosto, ma mantiene le tre A per Moody’s e Fitch; anche se un rischio di taglio da parte di queste due non sembra più una possibilità così remota in futuro. E’ lecito chiedersi i motivi del perché gli Stati Uniti mantengano un rating più alto rispetto alle altre nazioni europee.
Negli ultimi mesi del 2011, Moody’s ha confermato il giudizio “AAA” sugli Stati Uniti con outlook negativo. "I fondamentali strutturali, la stabilità politica e le prospettive economiche post-crisi sostengono un rating AAA”, si leggeva in un comunicato dell’agenzia. “Tuttavia, l'outlook è stato cambiato in negativo nell'agosto 2011 a causa dei rischi di un continuo aumento sul medio termine del debito pubblico federale”.
La situazione americana aveva già impegnato il presidente Obama dalla scorsa estate, quando la decisione di S&P di togliere una A al rating scatenò polemiche. Oggi gli Stati Uniti, comunque, godono di un giudizio da tripla A per le altre due agenzie. Ma perché? Inutile negarlo, se invece degli Usa si trattasse di una Grecia o di un Portogallo qualsiasi, da tempo le famigerate agenzie di rating avrebbero declassato, senza troppi complimenti, il debito americano a CCC, cioè pura spazzatura. Ma l’America è la più grande potenza finanziaria del mondo, e una simile prospettiva provocherebbe un disastro finanziario tanto grande da mettere in crisi l’intero sistema globale. La maggior parte degli Stati vedrebbero azzerarsi i propri crediti, le più grandi banche del mondo fallirebbero, l’effetto a catena sarebbe drammatico, neanche paragonabile alla crisi del 1929. Ma quella è ormai storia. Il presente, invece, ma soprattutto il futuro dipendono, in primis, dagli Stati Uniti. E proprio per questo non si può dimenticare che quella a stelle e strisce è anche la più grande potenza militare mondiale, oltre che economica. Un cataclisma finanziario potrebbe avere anche forti ripercussioni su quelli che oggi consideriamo equilibri politico-militari consolidati.
C’è poi da fare un’altra osservazione. In passato le agenzie di rating si sono sempre mosse con colpevole ritardo, basti ricordare un caso su tutti, quello della Lehman Brothers. Oggi, quindi, le stesse agenzie cercano di riacquistare un minimo di credibilità che hanno in parte perduto. Il rating ha sempre un’importanza fondamentale: influisce sui costi di finanziamento o sui fondi comuni, buona parte dei quali non possono detenere in portafoglio titoli con rating inferiori a un certo livello. Un declassamento ipotetico imporrebbe la necessità di vendere quei titoli che non hanno più appeal, ma soprattutto che non rispettano i rigidi criteri di “rating minimo”, necessario per rimanere nel fondo obbligazionario. Questo genera l’avvio di una vendita a catena, un effetto di causa-effetto che taglia le gambe a quei paesi che già sono alle prese con una crisi economica pesante.
Ecco perché gli Stati Uniti mantengono la tanto agognata tripla A. Certo, non solo per questo. Il debito pubblico, le spese per finanziare le operazioni militari o mantenere un livello di tassazione più basso rispetto agli altri Stati europei sono fattori che incidono sull’economia e sul possibile default di una nazione. Nel caso degli Usa, però, sono anche fattori che fanno pendere la bilancia dell’economia globale da un lato, oppure dall’altro. Il giudizio sul rating, in conclusione, non si può sottrarre da questo meccanismo. Lasciarlo il più alto possibile conviene a molti.


6 commenti