In attesa del vertice europeo previsto per giovedì, non sono buone le aspettative per la Grecia. Soprattutto in seguito alle ultime notizie giunte da un rapporto della troika, pubblicato in questi giorni dal giornale ellenico "To Vima". Il fatto: la Grecia ha infranto, tra il 2010 e il 2011, gli accordi con la Ue e l'Fmi, assumendo in esubero 70 mila dipendenti nel settore pubblico (sanità, amministrazione pubblica, forze dell'ordine e beni culturali), contrariamente a quanto previsto negli obiettivi di riduzione della spesa pubblica statale. Non solo assunzioni, ma anche finte pensioni: soltanto nel 2011, 40 mila dipendenti statali hanno lasciato il posto, ma il numero effettivo di riduzione del personale è stato di 24 mila unità.
Alla notizia non ha reagito per niente bene la Germania: "Il nuovo governo greco dovrebbe smetterla di chiedere nuovi aiuti e, al contrario, impegnarsi per un'attuazione rapida degli impegni presi", afferma il ministro delle Finanze tedesche Wolfgang Schaeuble, rivelando chiaramente la sempre meno fiducia dell'Eurozona nei confronti della Grecia. E asupicando un'accellerazione delle riforme da parte del nuovo governo di Samaras.
Intanto, anche la Spagna chiede aiuto alle banche: proprio oggi è stata formalizzata la sua richiesta ai partner dell'Eurogruppo per ricapitalizzare le banche. E' mistero ancora sulla quantità di aiuti effettivamente richiesta, si parla però di una somma - secondo due consulenze indipendenti commissionate dalla Spagna - tra i 52 e i 62 miliardi di euro, mentre l'Eurogruppo tempo fa ipotizzava un aiuto ben più consistente: 100 miliardi di euro, incluso un margine di sicurezza.
Una situazione da mantenere sotto costante controllo, per evitare scenari post euro che lederebbero gli stati "periferici", ma non solo. Der Spiegel ha pubblicato infatti uno studio riservato del Ministero delle Finanze tedesco dove si parla degli scenari economici tedeschi in seguito ad un'eventiale caduta dell'euro. E i dati rivelati non sono rasserenanti: un ritorno al marco tedesco porterebbe ad un calo del 10% del Prodotto Interno Lordo tedesco e a un aumento vertiginoso della disoccupazione di oltre 5 milioni di unità.

