Non bastano sconti né aiuti alla Grecia. A creare la bufera sono i partiti interni che non appoggiano in toto il governo tecnico Papademos. Perciò il ministro delle finanze Evangelos Venizelos arriva a Bruxelles con una bozza d’accordo, peraltro neanche condivisa, sulle riforme e i tagli richiesti dall’Unione Europea e realizzati (in realtà ancora non del tutto) da Atene.
Ci è voluta una riunione extra in notturna per riuscire a chiudere i punti salienti della questione. Tagli e riforme sono stati analizzati. Resta aperto il nodo pensioni integrative.
Il governo di Papademos si aggrappa alla speranza che li rappresentanti delle troika apprezzino i passi fatti finora dal Paese per dare un giudizio positivo circa gli aiuti da stanziare. In realtà le speranze non trovano molto terreno dal momento che già i 15 mila statali licenziati da Atene qualche giorno fa, che si sono andati a sommare agli oltre 30 mila di ottobre 2011, sono stati giudicati insufficienti. I ministri delle Finanze dell’Eurozona s’incontreranno solo questa sera per analizzare il piano presentato da Venizelos e decidere sul da farsi e solo allora, forse, si saprà qualcosa in più. Forse, perché anche a poche ore dalla certezza del default, nuovi interventi come lo “sconto” di 11 miliardi fatto dalla Bce alla Grecia hanno permesso al governo in difficoltà di respirare e avere nuovi margini di vantaggio per operare delle decisioni. Margini non tanto ampi. In tutto questo a rimetterci sono ancora le borse in stato confusionale a causa dello stillicidio di notizie che danno la Grecia ora già fallita addirittura matematicamente, ora sulla via della ripresa.
Le ultime indiscrezioni parlano di una intenzione da parte di Bce,Fmi e Ue, di concedere ad Atene altri 15giorni per riuscire a trovare quei 300 milioni di euro che servirebbero per chiudere l’accordo sui nuovi finanziamenti da 130 miliardi.
, Ma cosa accadrebbe se la Grecia riuscisse a raggiungere l’accordo con l’Europa e il Fondo monetario Internazionale? Semplice: le sarebbe concesso un termine di scadenza fino al 2015 per creare un avanzo di 4’5 miliardi, con misure di austerity che permetteranno un ricavo di oltre 10 miliardi di euro. Una simile ipotesi farebbe presupporre che un fallimento imminente della Grecia ancora non ci dovrebbe essere. E mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo.


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