“Abbiamo ottenuto un rinvio di due anni per il risanamento fiscale”, aveva dichiarato nei giorni scorsi il ministro delle Finanze greco, Yannis Stournaras. Ma Bruxelles ha immediatamente smentito. I termini della questione ellenica, comunque, rimangono sempre gli stessi: avere più tempo e più soldi dall’Europa.
La Commissione Ue e Fmi, le due voci grosse della Troika, stanno cercando di calcolare quanto denaro in più servirà, se verrà concessa ad Atene un’estensione di due anni per la realizzazione del piano austerity. Secondo il ministro delle Finanze Stournaras, ci vorranno 15 miliardi di euro, mentre per la Troika ne occorrono almeno 30. Alcune fonti Ue ritengono che una cifra plausibile possa aggirarsi attorno ai 18-20 miliardi di euro. Il problema diventa da dove far saltar fuori questi fondi. Tra le ipotesi spunta quella di un nuovo prestito-ponte ad Atene, un’altra possibilità è quella di estendere le scadenze dei rimborsi e una terza opzione è quella di aumentare la quota del Fmi.
Di certo non si può cancellare il debito e i governi delle economie più solide, Germania in primis, non sembrano disposti a cedere neanche un euro ad Atene. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, però, ha più volte ribadito che bisognerà aspettare il rapporto della Troika per prendere una decisione. E sul rischio che al Bundestag possa venire a mancare la maggioranza per approvare un nuovo stanziamento pro Atene, Schaeuble ha commentato: “Non speculo sul rapporto della Troika. Ma anche nel dubbio non dobbiamo avere alcuna paura. Per l’opposizione sarebbe l’occasione di mostrare di essere all’altezza delle proprie responsabilità”.
E a proposito del rapporto della Troika, i rappresentanti dei 27 Paesi hanno ricevuto all’apertura dei lavori dell’Euroworking group una copia del documento preliminare. La valutazione degli esperti è sembrata positiva sul contenuto “più politico e meno tecnico”. Proprio il rapporto della Troika sarà decisivo per le analisi che i ministri delle Finanze dell’Eurozona dovranno portare avanti per decidere sulla necessità di concedere due anni in più ad Atene per rientrare del deficit.
Il salvataggio della Grecia è costato, finora, all’Eurozona 313 miliardi, sommando prestiti bilaterali o tramite il fondo salva-Stati e interventi della Bce. I contributi maggiori, diretti e indiretti, sono a carico della Francia, seguita dalla Germania ma al terzo posto c’è l’Italia. A rivelarlo sono i calcoli effettuati dal Ceps, il Centre for european studies di Bruxelles. Una montagna di denaro che, se il Paese ellenico dovesse uscire dall’euro, difficilmente si potrebbe recuperare. Leggendo i dati della Banca d’Italia, inoltre, si scopre che nel corso del 2010 il sostegno ai Paesi in difficoltà è costato all’Italia 3,9 miliardi, pari allo 0,3% del prodotto interno lordo. Il 2 giugno 2010 il Fondo Efsf ha versato nelle casse di Atene 110 miliardi. Nel 2011 la somma degli aiuti italiani è salita a 9,2 miliardi, pari allo 0,6% del Pil.
Come se non bastasse la crisi, oltre a fare i conti, o almeno cercare di farli tornare, con l’economia depressa italica, il nostro Paese spende molte risorse per sostenere le nazioni in difficoltà. Nel 2012 il governo stima di concedere in favore di Grecia, Irlanda e Portogallo, finanziamenti dal valore complessivo di 29,5 miliardi tramite il fondo Efsf, come riportato dal Corriere della Sera. A questi vanno aggiunti i miliardi che l’Italia dovrà versare per la sottoscrizione della quota nostrana al capitale dell’Esm (l’European Stability Mechanism), il meccanismo permanente che sostituisce il vecchio fondo salva-Stati.
Ad ogni modo, il conto è salato. Poco più di 48 miliardi di euro da sborsare entro la fine del 2012, senza conteggiare le altre rate per le quote dell’Esm, nel 2014. Giusto per dare un’idea di come sia malata l’economia di Eurolandia, nella prima parte del 2012, sono stati concessi ulteriori prestiti per 102,7 miliardi (91,8 europei e 10,9 del Fmi): 13,8 miliardi per l’Irlanda, 14,3 per il Portogallo e 74,6 per la Grecia. Che si aggiungono ai 110 miliardi tirati fuori nel 2011. Complessivamente sono stati concessi più di 244 miliardi di prestiti per i piani di sostengo che prevedono stanziamenti fino al 2016 per 391 miliardi di euro. Ovviamente queste cifre non tengono conto di altre richieste che i Paesi in difficoltà sono costretti a fare oltre a quelle preventivate. La Spagna è ad un passo dal richiedere altri aiuti Ue. E i probabili 30 miliardi della Grecia sono soltanto gli ultimi in termine di tempo.









