E' quasi concluso l'accordo, previsto in seguito all'incontro di oggi a Berna tra il vice ministro delle Finanze greco George Mavraganis e la controparte elvetica, che imporrà una tassazione ai conti dei cittadini ellenici occultati nelle banche svizzere.
Le trattative tra Svizzera e Grecia erano in corso già da un anno, ma i burrascosi trascorsi politici per la formazione del governo greco avevano costretto ad interromperle.
Oggi invece verrà concluso l'accordo, che verrà formalmente firmato a fine settembre, con lo scopo di regolarizzare il fisco attraverso la tassazione dei patrimoni - molti dei quali occultati - dei cittadini greci depositati nelle banche svizzere, che porterà nelle casse dello Stato ellenico tra i 4 e i 6 miliardi di euro. Un'ingente somma di denaro necessaria per la Grecia, ad un passo dal default e oberata da misure di austerity e tasse.
Secondo il giornale tedesco Der Spiegel, la Grecia detiene negli istituti bancari svizzeri circa 20 miliardi di euro sfuggiti alle mani del fisco. Una somma che, in seguito all'accordo, sarà tassata ad un tasso fra il 20 e il 30%.
La proposta di tassare capitali esteri in Svizzera era in atto - secondo Dimitris Papadimoulis, deputato del partito Syriza, la sinistra radicale greca - già dal 2005, ma la firma sarebbe stata rimandata perchè molti parlamentari dei vari partiti avevano conti nascosti in Svizzera.
La Grecia segue il modello di altri Paesi, come Germania, Gran Bretagna e Austria: quest'ultima ad aprile ha firmato un accordo con Berna che prevede una tassazione sui capitali con percentuali variabili dal 15 al 38%. In questo modo, il governo austriaco ha previsto per il 2013 un introito di circa 3 miliardi di euro.
Bruxelles approva il nuovo modus operandi degli stati dell'Eurozona e attende che tale passo venga fatto anche dagli altri, Italia in primis. Che ha una forte evasione fiscale e un'annosa esportazione di capitali nelle banche svizzere. Per il momento, il premier italiano Monti si dice contrario a tali accordi, preferendone uno comune per tutti gli stati europei. Tuttavia, un timido approccio all'argomento c'è stato mesi fa, durante un colloquio tra il premier ed il ministro delle Finanze elvetico Eveline Widmer-Schlumpf. In realtà, un accordo di questa maniera sarebbe necessario per l'Italia: secondo alcuni calcoli pubblicati da Il Sole 24 Ore, una tassazione una tantum sui capitali italiani in Svizzera porterebbe ad un incasso di circa 38 miliardi di euro l'anno.
Nel frattempo, la Svizzera stessa è in balìa di diatribe interne tra Cantoni, molti dei quali stanchi di fornire privilegi ai miliardari della Terra. Tra questi, Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea: il mensile economico elvetico Bilanz ha dimostrato che il padre del colosso svedese dell'arredamento nel 2011 aveva un reddito di 36 miliardi di franchi, di cui solo 150 mila euro sono stati versati come tasse. Una cifra irrisoria, un forfait che sta bene al sindaco socialista di Epalinges Maurice Mischler, che ha ricevuto da Mr Ikea 10 milioni di franchi da destinare alla realizzazione di appartamenti a pigione moderata.
Dall'altra parte, altri Cantoni si dicono stanchi di assecondare gli illeciti fiscali dei miliardari: lo stop è partito da Zurigo ed ora il 23 settembre è previsto un referendum nella città di Gstaad, paradiso fiscale di numerosi personaggi come Johnny Hallyday, Roman Polanski, Bernie Ecclestone, Vittorio Emanuele di Savoia ed Ernesto Bertarelli.
E mentre in Svizzera si decide, pare che molto denaro si stia già spostando verso l’Asia, tra Singapore e Labuan, in Malesia, proprio sotto suggerimento della società di servizi finanziari Ubs, anche se il ministro delle finanze svizzero ha subito smentito.

