La Merkel dice no e la Grecia continua a rimanere appesa ad un filo. Salta l’accordo per gli aiuti ad Atene che ammontano a 44 miliardi di euro. Per sbloccare i fondi bisognerà aspettare la nuova riunione straordinaria dell’Eurogruppo, in programma lunedì.
“Non è stato possibile trovare un accordo, ci riproviamo lunedì”, è il commento di Jean Claude Junker, presidente dell’Eurogruppo, al termine della riunione andata avanti per oltre dodici ore. Al termine, non c’è stata neanche la conferenza stampa, a testimonianza del clima teso che si respira sulla delicata questione ellenica. La divisione più importante è quella tra Eurogruppo e Fondo monetario internazionale sulla sostenibilità del debito greco. L’Eurozona ha dato il via libera per spostare in avanti di due anni, fino al 2020, i paletti del rientro del debito, ora fissati al 120%. Ma il Fmi è contrario. “Le nostre posizioni si sono avvicinate, ma continuiamo settimana prossima”, ha detto Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale.
Gli aiuti per evitare che la Grecia fallisca vanno avanti dal 2010. Oggi il debito pubblico di Atene ammonta al 170% del Pil ed è in costante ascesa. Per i Paesi creditori continuare ad aiutare la Grecia, in termini di soldi, significa sostanzialmente subire perdite sui titoli. Oltre a questo, bisognerà colmare anche un buco da 15 miliardi che si è creato per aver concesso altri due anni sul rientro dal deficit. E’ chiaro che con queste premesse, diventa più difficile parlare di aiuti. Il premier greco, Antonis Samaras, ha lanciato, però, una sorta di allarme: “I nostri partner e il Fondo monetario internazionale hanno il dovere di fare ciò che devono, non è solo il futuro del nostro Paese a rischio, ma la stabilità dell’intera zona euro che dipende dal successo dell’esito di questo impegno dei prossimi giorni”. Fiducioso, invece, il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici: “Abbiamo verificato che la Grecia ha compiuto significativi passi in avanti. Siamo molto vicini a un accordo”. Il lavoro di mediazione continua. “L’Eurogruppo – spiega Junker – ha identificato un pacchetto di misure credibili per contribuire in modo sostanziale alla sostenibilità del debito greco”. Evidentemente, si è trattato di rassicurazioni insufficienti, considerando che non si è ancora arrivati ad un accordo. E il motivo? “Per consentire di approfondire alcuni elementi a livello tecnico”. Che tradotto significa: la Germania ha bisogno di quantificare esattamente queste misure per aiutare Atene a ridurre il debito, perché in quelle cifre sta il loro nuovo sforzo che dovrà essere approvato anche dai parlamenti nazionali.
La cancelliera, Angela Merkel, ha detto al Bundestag: “Ci sono chance che si trovi un accordo lunedì prossimo sulla Grecia”. Un’apertura che fa ancora sperare il governo Samaras perché senza l’immediata tranche di aiuti, mancano i soldi per pagare stipendi e pensioni. Circa la metà delle aziende greche ha tagliato il personale da inizio 2012, secondo i dati di uno studio condotto dalla compagnia Aon Hewitt, su 165 aziende attive in Grecia. Hanno evitato tagli così numerosi le grandi multinazionali operanti in Grecia, solo il 9,1% di questi grandi gruppi ha ridotto i salari. Solo il 26,5% delle aziende greche, in controtendenza, ha aumentato gli stipendi ai propri dipendenti.
Il clima in tutto il Paese rimane tesissimo. Il console tedesco a Salonicco, Wolfgang Hoelscher-Obermaier, è stato aggredito nei giorni scorsi, durante una conferenza nella città ellenica. Più di 200 dipendenti comunali hanno fatto irruzione nell’edificio in cui era in corso una riunione di sindaci greci e tedeschi, e hanno lanciato caffè e bottigliette d’acqua in direzione del diplomatico. Per molti cittadini, infatti, la Germania è la responsabile dei licenziamenti imposti dal piano di austerità negoziato da Atene con Ue e Fmi. La decisione tedesca di rinviare lo sblocco della tranche d’aiuti, di certo, non contribuisce ad allentare la tensione sociale.









