Baldini, alle prese con problemi finanziari, avrebbe contattato una gang di truffatori che avevano buoni rapporti con alcune persone all’interno del Tribunale fallimentare di Roma e che riuscivano a modificare le pratiche con l’aiuto di alcuni cancellieri e di un magistrato. La tariffa da pagare per eseguire il servizio e cancellare il protesto sarebbe stata compresa tra i 200 e i 300 euro.
Tra le 400 persone indagate, oltre al conduttore, c’è anche il faccendiere Flavio Carboni, già in manette nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. Mentre per le undici persone che si occupavano di “mediare” tra i protestati e il tribunale è scattata la richiesta di rinvio a giudizio. I due capi della gang, Gaetano Gala ed Enrica D’Enrico hanno già ricevuto una condanna: rispettivamente 3 anni di reclusione (con rito abbreviato) per l’uomo e 2 anni e 5 mesi (patteggiamento) per la donna.
L’inchiesta era partita nel 2010. A quanto risulta dalle indagini, i truffatori avevano cominciato a proporsi per fare piccoli servizi per chi non aveva tempo di fare la fila o per chi voleva sbrigare delle pratiche senza avere tutti i documenti a posto. Dopo, sarebbero passati alla contraffazione di documenti e in seguito, con l’aiuto di persone interne al tribunal, alla cancellazione dei protestati dalle black list. A scoprire la truffa a cui si sarebbe prestato anche Baldini è stata la Guardia di Finanza, soprattutto grazie alle dichiarazioni di un “pentito” della banda di truffatori.
La notizia dei guai con il fisco di Baldini arriva in concomitanza con una dichiarazione del premier Monti sulla lotta all’evasione fiscale: secondo quanto detto dal presidente del Consiglio, il contrasto ai furbetti del fisco sta producendo buoni risultati e potrebbe spingere l’esecutivo a optare per una diminuzione delle tasse. “Il governo – ha detto Monti - farà in modo di usare i proventi della lotta all’evasione fiscale per dare qualche sollievo ai contribuenti onesti”. Un altro annuncio ben accolto riguarda il temuto aumento dell’Iva a ottobre: potrebbe non esserci. Il previsto rincaro di due punti (l’aliquota al 10 per cento passerebbe al 12 e quella al 21 passerebbe al 23 per cento) potrebbe saltare per effetto della riforma fiscale che il governo si prepara a varare e dei tagli alla spesa pubblica attraverso la spending review.


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