Casta, e trasparente. I ministri e i sottosegretari del governo avranno il dovere di pubblicare ufficialmente sul sito Internet del loro dicastero un documento dettagliato sui redditi e sui patrimoni che possiedono. Il termine per la dichiarazione doveva essere il 14 febbraio ma, secondo quanto riferito dal Consiglio dei Ministri, è stato prorogato di una settimana e quindi è fissato al 21 febbraio. Con questa autodenuncia, anche l’esecutivo guidato da Mario Monti entrerà in una metaforica casa di vetro in cui tutti i cittadini potranno vedere le effettive ricchezze di chi governa. Una mossa, questa, che si ispira alle regole di trasparenza imposte dai maggiori esecutivi anglosassoni: chi ha in mano la sorte di un Paese non può avere niente da nascondere ed è tenuto a dichiarare tutto pubblicamente.
A specificare il modo in cui i membri del governo sono tenuti a pubblicare la loro situazione patrimoniale è una circolare inviata il 9 febbraio dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Antonio Catricalà, contenente un modulo da compilare, predisposto dal ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi. La circolare specifica che “ciascuno dei componenti del governo può adempiere all’onere in modo diverso” dalla compilazione della scheda, “purché si raggiunga lo scopo prefissato”.
Ogni titolare di carica di governo dovrà indicare, nello specifico, l’incarico ricoperto nell’esecutivo e il relativo compenso annuo lordo. Dovrà anche dichiarare se ha altri incarichi o rapporti di lavoro dipendente con la Pubblica amministrazione, specificando i compensi o le retribuzioni percepite, compresi gli incarichi a titolo gratuito e quelli per i quali il trattamento economico è sospeso.
Poi, si passa al patrimonio. La scheda deve essere corredata con la dichiarazione di tutti i beni mobili immobili posseduti. Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, ministri e sottosegretari dovranno indicare la tipologia (fabbricato o terreno), i metri quadri, il comune di ubicazione dell’immobile, anche all’estero, il titolo a cui si detiene il bene (proprietà, comproprietà, usufrutto, uso...) e quota di titolarità. Invece, quanto al patrimonio mobiliare, sono tenuti a dichiarare ogni bene mobile registrato (auto, barche, aerei), indicando il modello, l’anno di immatricolazione e i CV fiscali.
Ma non solo. Tra i valori mobiliari, gli uomini di governo dovranno autodenunciare anche strumenti finanziari posseduti, quote e azioni societarie, attività patrimoniali di cui sono titolari persone terze e fiduciari. Dovranno indicare pertanto il nome della società, l’entità in valore assoluto e percentuale delle quote e azioni possedute, nonché la quotazione al momento della dichiarazione. Lo stesso discorso vale anche per le quote in fondi comuni d’investimento, le gestioni patrimoniali fiduciarie, le gestioni di portafogli di investimento, i patrimoni destinati a specifici affari e altri depositi.
Oltre a rendere noti gli eventuali altri incarichi nella Pubblica amministrazione, ministri e sottosegretari dovranno segnalare anche se hanno cariche di amministratori o sindaci di società e se sono titolari di imprese individuali. Ancora più necessario, poi, è denunciare l’eventuale titolarità (o legale rappresentanza) di imprese private vincolate con lo Stato o con le amministrazioni pubbliche per contratti di opere, concessioni e autorizzazioni, nonché le possibili cariche dirigenziali in società che ricevono sussidi statali e pubblici in modo continuativo.
Dopo questa autodenuncia, insomma, nessuno potrà affermare di possedere beni “a sua insaputa”. Perché a sapere tutto saranno i cittadini. O almeno si spera.


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