Cameron va a scuola dalla Germania? Sembrerebbe di sì, almeno in termini di lavoro. O meglio, non proprio Cameron – non ancora – ma quantomeno alcuni deputati e il suo Ministro delle Finanze, George Osborne. Come spiega il Guardian, Osborne e Danny Alexander vorrebbero mutuare dall'organizzazzione del lavoro tedesca una forma di occupazione ribattezzata mini-job. Ovvero, mini-lavoro.
Qual è l'idea tedesca, introdotta in Germania una decina d'anni fa e indicata da molti – soprattutto nell'area conservatrice – come la ragione del "miracolo occupazionale" tedesco? L'idea è quella di consentire alle persone di poter accumulare una serie di piccolo lavori (i mini-job, appunto) fino ad un guadagno di 400 euro al mese non tassabile (ma con una conseguente riduzione dell'eventuale contributo d'occupazione). Fra i 400 e gli 800 euro, invece, i lavoratori pagano in maniera crescente, direttamente proporzionale al loro guadagno.
Il tutto farebbe parte del pacchetto di "deregolamentazione" del mercato del lavoro che, secondo una fonte vicina al Ministro delle finanze, sarebbe «allo studio da parte del governo». Il pacchetto dei mini-job sarebbe però solamente una delle possibilità: è troppo presto per dire, infatti, se la misura diventerà uno dei paletti della riforma del lavoro di Osborne.
Ovviamente, la notizia ha già fatto il giro del mondo, anche se potrebbe trattarsi solamente di un rumor infondato. Infatti, il BIS (Department for Business Innovation & Skills) ha fatto sapere, con una nota, che il mini-job «è una soluzione tedesca, che ha a che fare con la situazione del mercato del lavoro in Germania, molto diverso da quello del Regno Unito».
Nella nota si legge anche che «il governo sta già prendendo le sue misure per fare in modo che più persone siano esentate dalle tasse; stiamo lavorando a una riforma del lavoro che renda il mercato del lavoro più redditizio mantenendo la protezione per i lavoratori».
Già, perché il rischio principale di una simile riforma sarebbe proprio quello di ridurre sempre di più gli ammortizzatori sociali per chi lavora e di favorire in maniera progressiva il precariato di massa.
Tutti coloro che parlano del miracolo tedesco, infatti - inclusi gli inglesi - dovrebbero analizzare bene i dati. Scopriranno che in Germania i "mini-job" stanno crescendo esponenzialmente, con più costi per lo stato (che incamera meno soldi dalle mancate tasse) e meno tutele per i lavoratori, visto che i mini-jobbers sono pagati meno degli altri in media.
Non solo: la Germania è anche il paese in cui la disparità fra i pagamenti per i lavoratori sta aumentando più rapidamente di qualsiasi altra economia occidentale.
Guardare a quel modello sembrerebbe davvero surreale, insomma. Anzi, bisognerebbe sollevare il velo sulla costruzione mediatica che si fa dell'illuminatissima Germania, splendente e senza macchia.Quanto all'Italia, i nostri precari devono accontentarsi semplicemente della riforma Fornero. Che per ora si è limitata alla rigidità in entrata (per combattere i contratti atipici, si dice) e alla flessibilità in uscita della Riforma Fornero. Le cui conseguenze si potranno valutare solo da quando tutte le norme in essa contenute saranno esecutive (ad esempio, le imprese possono assumere sulla base delle regole contenute nella riforma Biagi fino al 31 dicembre 2012).
Ma se non è affatto detto che Cameron stia andando a scuola dalla Germania, per il nostro paese, che è andato a scuola dai tecnici al governo (i quali, a loro volta, tentano di applicare le direttive della Bce e dell'Unione Europea e di compiacerla, la Germania), è bene che nessuno abbia ancora ipotizzato la creazione dei mini-job. Ma forse manca poco. Anche perché, se non sono istituzionalizzati, comunque sono una prassi: basta pensare a come, le aziende utilizzano i possessori di partita IVA. I quali, però, le tasse le pagano eccome.

