Euroscetticismo. E' la parola che ha preceduto per giorni la riunione centrale di politica monetaria della Bce appena conclusa, in cui tutti, dai mercati ai governi, hanno atteso che le parole rassicuranti di Mario Draghi pronunciate la scorsa settimana per il salvataggio dell'euro, divenissero fatti.
Tuttavia è lo scetticismo che domina tra gli azionisti e non solo. Nonostante la chiusura in positivo dei mercati dopo l'iniezione di fiducia di Draghi, il duro monito di risposta del numero uno della Bundesbank Jens Weidmann ad evitare ogni deragliamento dai compiti della Bce, "oltre i suoi compiti di difesa della stabilità monetaria", ha riportato il timore nei mercati che poco si potrà fare per salvare la moneta unica.
La "tempesta Draghi" è costata 14miliardi di capitalizzazione a Piazza Affari
La pensano così anche i tedeschi: secondo un recente sondaggio riportato dal Daily Mail è stato rilevato che il 51% dei tedeschi vuole ritornare al marco, mentre il 29% pensa che la Germania dovrebbe restare all'interno dell'Eurozona. Non solo: il 71% crede inoltre nell'espulsione della Grecia dalla moneta unica, a meno che non agisca prontamente sulla promessa di affrontare i suoi enormi debiti. E secondo indiscrezioni, pare che la pensi così anche la stessa cancelliera Merkel.
C'è poi chi l'euroscetticismo lo scongiura, come il premier italiano Monti che durante la sua visita ad Helsinki rivela che gli aiuti "potrebbero essere necessari per allentare la morsa dello spread", temendo inoltre che "se i mercati non riconosceranno gli sforzi compiuti dall'Italia per risanare i suoi conti pubblici, mantenendo alti i tassi d'interesse sul debito sovrano, gli elettori italiani potrebbero scegliere nel 2013 un governo euroscettico e non impegnato nella disciplina di bilancio".
Il "day after": i mercati ci ripensano e tentano il rimbalzo
Euroscetticismo o meno, la partita Draghi-Wiedmann di oggi si conclude con un nulla di fatto. Se l'intenzione della Bce - e dei mercati - era quella di acquistare titoli italiani e spagnoli e di concedere licenza bancaria al nascente Esm, creando una potenza illimitata a difesa dell’euro ed in funzione antispread, vince indirettamente l'irremovibilità della Bundesbank.
L'unica decisione intrapresa dalla Bce rimane quella di lasciare invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi rispettivamente allo 0,75%, all'1,50% e allo 0,00%. "I rialzi dei tassi legati a paure di reversibilità dell'euro - dichiara Draghi - sono inaccettabili e vanno affrontati", e che"l'euro è irreversibile". La promessa è quella di studiare, nelle settimane a seguire, nuovi piani e misure non convenzionali, facendo interventi indiretti sui mercati, per "garantire la trasmissione delle decisioni di politica monetaria". Da parte loro, i governi devono essere "pronti a chiedere l'intevento" dei fondi salva-stati Efsf e Esm "qualora fosse necessario".
Un nulla di fatto che disillude i mercati: lo spread sfora il tetto di 480 punti base, arrivando a quota 485. Rimbalzano anche i Bonos spagnoli, con lo spread a 545, mentre Piazza Affari e gli istituti bancari sprofondano.

