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    Investire in Facebook? C’è chi dice no

    I dubbi sul social network e sulla sua imminente Ipo

    Lo sbarco in Borsa avverrà solamente a maggio, ma l’Ipo, ovvero l’offerta pubblica iniziale, della creatura di Mark Zuckerberg, Facebook, c’è e vale 5 miliardi di dollari. L’azienda ha presentato alla Sec, l'ente statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, la documentazione per sbarcare in Borsa, rivelando anche molto sulle performance aziendali, dal numero degli utenti agli utili nell’anno appena trascorso. Un passo, la quotazione a Wall Street, che proietterà l’azienda in un empireo di cui fanno parte colossi informatici come Google, Microsoft, Amazon, e sostenuto da giganti bancari come Morgan Stanley, e altri istituti forti come Barclays Capital, Goldman Sachs, Bank of America Merrill Lynch e JPMorgan.

    A primavera, il sito delle amicizie virtuali, potrebbe raggiungere una valutazione tra i 75 e i 100 miliardi di dollari. Le premesse di partenza sembrano tutte eccellenti, a cominciare dall’iperbolico numero di utenti, 845 milioni, ai miliardi di fatturato, 3,7 in totale con un miliardo di utile netto, alla molteplicità della sua offerta, che copre più bisogni insieme, da quelli più prettamente “social” alla condivisione di materiali, link, immagini. Tra i motivi di fortissima attrazione per gli investitori figurano il bacino di utenti, pronto ad arrivare al miliardo, la capacità di coinvolgere le aziende sfruttando la sua forza virale, la grandezza analitica con cui regala a se stesso e al resto degli investitori notizie e dati sugli utenti e sui loro gusti.

    Tuttavia, la svolta è importante e non sembrano mancare i motivi di perplessità: andrebbero approfondite le ragioni che potrebbero generare cautela. La stessa azienda, nel documento di presentazione dell’Ipo, mette a nudo i potenziali punti dolenti. Alcuni sono di marca strettamente logica: la piattaforma ha già 845 milioni di utenti attivi ogni mese ed è quindi impensabile che possa continuare a crescere all’infinito. Altri appartengono a una sfera meno certa: il cambiamento interno all’azienda dopo la quotazione, con probabili migrazioni di dipendenti ormai ricchi e appagati. Impensabile appare oggi un’implosione, ma i casi celebri di collasso, MySpace in primis, dopo il grande successo, non mancano. In ambito pubblicitario, le persone cliccano relativamente poco sugli annunci, ed è questo il metodo tradizionale per misurare online l'efficacia degli stessi. Facebook deve quindi convincere gli inserzionisti a rilanciare, anche se l’azienda stessa ammette che "molti dei nostri inserzionisti spendono solo una parte relativamente piccola del loro budget pubblicitario complessivo con noi” e dopo tutto, molti ambiti di inserzione, appaiono sperimentali, non proprio canonici e certi. Tuttavia, secondo eMarketer, nell’ambito del display advertising, Facebook  è leader con il 16,3% del mercato.

    Al di là dei due aspetti citati, ci sono poi una serie di variabili di rischio che vale la pena sottolineare. Non mancano i concorrenti, come Twitter, Google +, Cyworld (Corea), Mixi (Giappone), VKontakte (Russia), Renren, Sina, Tencent, in Cina. A chiudere, anche i dipendenti giocano una loro parte: dopo il completamento dell’offerta pubblica iniziale: avranno diritto a recepire ingenti somme del capitale sociale. E la ricchezza spesso, nei contesti aziendali, non è uno stimolo al lavoro, ma potrebbe influenzare qualche dipartita nell’organico. Restano poi le valutazioni sulla mission aziendale, votata comunque alla sperimentazione, e magari più concentrata sulla redditività a lungo termine che su una prestazione finanziaria a breve termine.

    Queste le valutazioni dell’azienda. Restano le classiche incognite di operatività che in un contesto di azionariato e controllo pubblico rischiano di enfatizzare gli errori, possibili in un contesto dove spesso le decisioni sono prese con rapidità. Permane anche lo spauracchio del problema della gestione della privacy. Oltreoceano, molti analisti si chiedono anche se non sia sbagliato quotarsi all’apice del successo, avendo meno margini di crescita e di intervento da parte degli investitori pubblici, e se fosse necessario quotarsi avendo già i finanziamenti di Goldman Sachs e altri venture capital.

    Forbes, autorevole magazine economico, presenta altri pareri che insinuano qualche dubbio. Per Rocco Chappie, CEO di CharityFire, a differenza di Apple, Zuckerberg non ha assi nella manica tali per rilanciarsi se le cose dovessero mettersi male; c’è chi chiama in causa Zynga che costituisce il 12% delle sue entrate, e potrebbe un domani rappresentare una variabile impazzita. Ricordiamo che nei pagamenti online Facebook ha un forte volume di affari, basandosi sulla sua personale valuta, i Facebook credits, e sulla crescita dei virtual benefit venduti nei famosi giochi adoperati dagli utenti sulla piattaforma. Zynga è leader di questo segmento, per stime che vedono, tra un biennio, un valore di mercato di 15 miliardi di dollari. Più in generale, comunque, i dubbi appaiono legati a una capitalizzazione di mercato che, se confermata a 100 miliardi, varrà 25 volte il giro d’affari. Dopo tutto, il colosso di Zuckerberg nel 2011, ha sì raddoppiato il volume del 2010, fermo a 1,97 miliardi,  ma è stato inferiore alle previsioni degli analisti, comprese tra 4 e 5 miliardi. Insomma, Facebook va in Borsa ma a quanto pare suscita molti “non mi piace”.

     
    • gianni p  •  3 mesi fa
      Zuckerberg ha creato veramente facebook? o è stato scaltro a rubare l'idea a qualcuno? pare che abbia dovuto risarcire milioni di dollari a diverse persone.
    • Un utente Yahoo!  •  3 mesi fa
      Un consiglio da "Mr. Consiglio" :
      leggete il mio profilo..provato e sicuro 100%
    • raffaele  •  3 mesi fa
      il bisogno di quotarsi in borsa è solo scaturito dalla voglia di monetizzare da parte degli attuali azionisti, gli unici che guadagneranno insieme alle solite banche d'affari con laute commissioni per il servizio offerto. Zuckerberg e soci non hanno bisogno di quotarsi in borsa per i motivi classici scaturiti dal finanziarsi con capitale e non contraendo debito ma come detto, esclusivamente per incassare ai prezzi massimi il successo in questi anni ottenuto. Ricompreranno a prezzi dimezzati passata l'euforia dei primi tempi dello sbarco in borsa.
      • sevy s 2 mesi fa
        sicuramente è quella la loro intenzione,sarebbe bello sapere chi e quali investitori mirano al 5% ed oltre, in poche parole ok la GOLDMAN ed altri istuti bancari o di reating ma io terrei docchio le grandi compagnie di comunicazioni CISCO SCON etc (reduci da crolli vertiginosi delle loro azioni) se loro ci entrano BE ragazzi ci viene offerta l'occasione di aver un profit (a breve) tra il 500/800 %,se poi si vuole investire cifre a 6 zeri-------- doniamo dei notebook a case per anziani ed insegniamoli a guardare pubblicità su FB tutto il giorno ed a cliccare il mi piace