Ha scritto libri, ha al suo attivo centinaia di ospitate televisive, interviste alle più importanti riviste finanziarie del mondo e ora passa buona parte del suo tempo a girare il mondo tra convegni e lezioni, incontrando a ogni occasione folle di trader in cerca di una dritta per emulare il suo successo sui mercati finanziari. Eppure nessuno finora a esprimere le stesse qualità di John Bollinger, inventore delle bande omonime, che si basano sulla volatilità di un titolo (dette, appunto, Bande di Bollinger), strumento principe per chi opera con l’analisi tecnica.
Giovane stella della tv
Nato nel 1950 a Montpelier (Stati Uniti, per la precisione nel Vermont), Bollinger ha sempre avuto la passione per i numeri e il denaro, tanto da trovare senza problemi occupazione in ambito finanziario dopo aver inseguito per qualche tempo il sogno di lavorare nel cinema. Il lavoro come analista sembrava soddisfarlo in pieno, a maggior ragione perché intorno ai 30 anni era diventato anche un personaggio televisivo grazie alla sua straordinaria capacità di spiegare un ambito complesso come l’analisi tecnica. Erano gli anni Ottanta e le Borse stavano diventando un fenomeno di massa, grazie anche alla diffusione dei computer che rendevano molto più semplice seguire i mercati, per cui le trasmissioni tv retribuivano profumatamente i pochi, bravi divulgatori esistenti nel mondo dei trader.
L’invenzione casalinga delle bande
Ma la vera fama per Bollinger è arrivata qualche anno dopo, quando la sua tecnica fatta in casa per approcciare i mercati – leggendo i numeri in controluce, senza dimenticare cioè quanto avviene nel mondo dell’economia reale - è diventata materia di studio per i suoi colleghi, anzi per molti una vera e propria bibbia del lavoro sui grafici.
L’analista ha dato quindi vita alla Bollinger Capital Management, società di gestione degli investimenti, che a partire dalla seconda metà degli anni Novanta ha potuto contare anche sul contributo di esperti informatici, che hanno condotto il sistema delle bande nell’era Internet. Tra le altre cose il mago dei numeri è noto anche per aver scritto nel 2002 “Bollinger Bands” (editore McGraw Hill), tradotta in otto lingue, italiano compreso.
Disciplina ferrea
La tecnica elaborata dal guru dell’analisi tecnica ha il suo fondamento nella presenza di due bande, una al di sopra e l’altra al di sotto della media mobile, che si restringono o si allargano in base all’andamento delle oscillazioni dei prezzi. Detta così appare semplice, eppure se è unico qualcosa ci sarà sotto. A sentire le sue parole e chi lo ha conosciuto bene, nessun segreto ulteriore, ma solo una straordinaria tenacia nel tener fede ai messaggi emersi dalle bande e la pervicacia di effettuare operazioni di trading conseguenti, senza farsi influenzare da fattori emotivi. Aspetti che, come si è già visto in un’altra lezione, possono giocare brutti scherzi, deviando i processi decisionali rispetto a quanto indicato dalla “logica” dei numeri.
Le macchine sono diventate i principali operatori di Borsa. In particolare quelle basate su “high frequency trading” …

