Roma, 18 dic. (Labitalia) - "Partecipare al concorsone è svilente per la nostra professione, perchè la selezione è stata strutturata con quiz che prevedono un'innegabile dose di casualità e, quindi, di fortuna. Ma insegnare è tutta un'altra cosa". Non brinderà certo al nuovo concorso della scuola Elena La Gioia, presidente nazionale Comitati insegnanti precari (Cip). "Non ho partecipato - sottolinea con Labitalia - per non svilire la mia carriera con una crocetta inserita dentro un quadretto".
"Noi precari - fa notare - siamo stati ancora una volta messi da parte. Continuiamo a rappresentare i precari storici della scuola italiana che, se stanno insegnando in una scuola pubblica, significa che già hanno superato un concorso".
"Contestiamo - ribadisce La Gioia - le modalità con cui è stato organizzato. Non siamo, infatti, contrari al concorso in quanto tale e rispettiamo le direttive del ministro, a patto però che venga preceduto da un piano pluriennale per i precari. Invece, in questo modo, il 50% dei posti vacanti e disponibili verrà assegnato a chi già insegna. Anche perchè noi non sostituiamo nessuno, ma copriamo cattedre vacanti".
"Sono molte - riferisce la presidente nazionale Comitati insegnanti precari - le colleghe escluse che insegnano da anni, così come tanti sono coloro che hanno passato la prova scritta senza aver mai fatto un'ora di lezione".
"Il ministro - ricorda - ha disatteso le nostre speranze. Quando si è insediato, ci aveva detto che man mano avrebbe proceduto alle assunzioni. Invece, ci ritroviamo a doverle dividere con chi non è mai salito in cattedra".
"Quella che poi viene definita come la novità, ovvero - aggiunge Elena La Gioia - la simulazione di una lezione, non è affatto tale. Anni fa a un concorso mi hanno chiesto di improvvisare una lezione. Invece, il concorso attuale prevede che ben due giorni prima venga comunicato l'argomento. Quindi, di nuovo, non c'è proprio nulla".

















