L'angolo del trader - 25/7/2012

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L’estate scorsa la discesa dei mercati azionari iniziò dai massimi del 22 luglio a 19.922 punti e terminò sui minimi di settembre a 13.192. Cifre e ricordi che non lasciano dormire sonni tranquilli. Al centro dell’attenzione c’era la Grecia, il nome dello spettro che si aggirava sui mercati l’operazione di coinvolgimento del settore privato (Psi (Euronext: ^PSI20 - notizie) ) nella ristrutturazione del debito greco. Oggi la Grecia è sempre un problema, in bilico sulla soglia della zona euro e, secondo le prime indiscrezioni ben lontana dal percorso di rientro stabilito con la troika Ue, Fmi e Bce. Oltre alla Grecia sul palcoscenico della crisi i fari sono puntati questa estate su Spagna e Italia. “Lo spettro ha tolto la toga greca per indossare un abito italiano su misura” sintetizza Asoka Wohrmann, chief investment officer di Dws nell’outlook sui mercati. “Nel primo trimestre 2012 nessuna economia dell’Unione monetaria europea è arretrata tanto quanto quella italiana” precisa Wohrmann. Tanto da attendersi un Pil 2012 in calo tra l’1,5% e il 2%. “Non si è registrato nessun miglioramento significativo del costo unitario del lavoro e varie riforme proposte dal primo ministro Mario Monti si sono arenate”. Tuttavia ciò non basta a giustificare sorprese cattive come quelle dell’estate 2011 e “dopotutto non arrivano solo brutte notizie nel Paese che va dall’Etna al Brennero. Per esempio il deficit commerciale si sta rapidamente riducendo”. Un maggiore pericolo deriverebbe al Paese dalla tenuta del governo. Forse non è un caso che la pressione sull’Italia sia cresciuta nel momento in cui si è cominciato a discutere del dopo-Monti. “L’ultimo programma di austerity – si legge nell’outlook di Dws – che si propone di tagliare il bilancio nazionale di altri 29 miliardi di euro entro fine 2014 si accompagna a licenziamenti e tagli a salari e pensioni. Una pessima tempistica: le prossime elezioni di dovrebbero tenere ad aprile 2013 e ancora una volta alcuni media invocano il nome di Silvio Berlusconi. L’ex capo di governo gioca la carta anti-euro e potrebbe incitare all’instabilità politica”. Il secondo spettro indossa secondo Wohrmann i colori della Spagna ed è quello che più sta spaventando i mercati. “Innanzitutto sono le banche nazionali a essere in difficoltà dopo aver aumentato di 78,1 miliardi di euro i loro investimenti in titoli di Stato tra dicembre e maggio. Nel contempo risparmiatori spagnoli hanno prelevato 90,3 miliardi di euro dai loro conti. Inoltre sta emergendo una divergenza tra i tassi di interesse pagati dalle aziende di Paesi periferici e core. La questione della stretta creditizia in Spagna è più pressante che mai e il meccanismo di trasmissione della politica monetaria non funziona più. Per questo motivo – prosegue l’analisi – i banchieri centrali vedono il settore finanziario come l’anello debole da affrontare per primo.” Con quali strumenti? Wohrmann ne individua tre attualmente in discussione: la ricapitalizzazione delle banche tramite Esm, l’unione bancaria con un programma europeo di garanzia dei depositi e i pronti contro termine non-recourse. “Questi ultimi – spiega il cio di Dws – sono contratti di prestito ai sensi dei quali il prestatore può sequestrare la garanzia ma non può ritenere il prenditore personalmente responsabile in caso di default. Questo approccio significherebbe che la Bce si accollerebbe una parte del rischio creditizio delle banche. Tuttavia una procedura di questo genere sarebbe secondo noi troppo drastica per essere messa in pratica con un preavviso breve ma resta l’estrema contromossa in caso di emergenza, se la situazione dovesse avere un’escalation drammatica”.

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