Più che di sentiment, bisognerebbe parlare di "emotional market". Quello che è successo ieri dopo l'intervento di Mario Draghi è la prova che il mercato ha bisogno - o si lascia condizionare - di fattori che di finanziario non hanno nulla a che vedere. In una settimana altamente negativa, dopo la bocciatura di Moody's alla Germania, con la Grecia sempre più alla deriva e la Spagna con l'acqua alla gola, sono bastate le dichiarazioni del governatore della Bce a placare - almeno momentaneamente - le acque. "La Bce è pronta a fare tutto il necessario per preservare l'euro. E credetemi: sarà abbastanza". Una semplice affermazione, che ha fatto balzare i mercati: lo spread è sceso sotto la soglia dei 500 punti e i listini hanno chiuso tutti in positivo, con Milano in particolare che si è assestata ad un +5,62%. Una vera e propria iniezione per i mercati. Ma è proprio vero che tutto ciò sia legato semplicemente ad una dichiarazione? L'effetto rassicurante delle parole di Draghi non è da sottovalutare, eppure molti esperti non possono non vedere l'ovvietà in tali parole: è normale, infatti, che il governatore della Banca centrale europea si adoperi affinchè alcuno stato membro abbandoni l'area. Non solo: quello che si aspettano molti è che alle parole seguano ora i fatti. Soltanto in questo modo si potrà discernere l'emotività del mercato dal suo reale andamento. E il passaggio è a dir poco complicato.
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In realtà, già il "day after" dimostra come quello che succede nei mercati europei sia sì dipendente da moniti e dichiarazioni dei "big", ma sia anche frutto di un'isteria delle Borse e da una speculazione degli investitori che restano in attesa ora delle azioni concrete della Bce sull'Eurozona. Sicuramente - al momento - la fiducia nelle parole di Draghi non è poi così solida, se è bastata la dichiarazione contraria della Bundersbank, la Banca centrale tedesca, all'acquisto titoli di stato di paesi in difficoltà da parte della Banca centrale europea a riportare i listini nell'incertezza e a far risalire lo spread italiano e spagnolo.
Ci sono state però altre situazioni, in queste ultime settimane, che hanno portato scompiglio nei mercati: l'ultima è di due giorni fa, quando il giallo sul comunicato stampa congiunto tra Spagna, Italia e Francia - smentito successivamente da questi ultimi due - che chiedeva l'intervento immediato della Ue e l'applicazione dello scudo anti spread, ha fatto schizzare lo spread stesso a 533 punti base, oltre ad una caduta a picco delle Borse europee, Milano in testa.
Senza considerare il monito dell'Economist, che il 20 luglio scorso è tornato ad attaccare l'ex premier Silvio Berlusconi, in seguito alla sua probabile ridiscesa in campo alle prossime elezioni politiche nel 2013. Scrive il settimanale inglese: "Berlusconi? The last thing Italy needs", ovvero, l'ultima cosa di cui l'Italia ha bisogno. Secondo l'Economist, infatti "poche cose potrebbero essere peggiori per la credibilità e l'affidabilità creditizia dell'Italia del fatto che gli investitori passino i prossimi nove mesi a domandarsi se Silvio Berlusconi tornerà a fare il primo ministro". Uno spettro del passato che fa paura allo spread.

