Un tempo i privati finanziavano l’arte, ora sono l’ultima spiaggia per salvare monumenti e palazzi, edifici storici, chiese, monumenti, ponti, la cui sopravvivenza è a rischio nell’Europa che boccheggia al tempo della crisi. Lo testimonia un’inchiesta del Washington Post, su un fenomeno dilagante nel continente ma letto in ottica italiana, laddove il nostro paese possiede buona parte del patrimonio mondiale dell’Unesco, annoverando oltre 60.000 rovine archeologiche documentate.
Secondo il quotidiano americano, il nostro Paese è in prima linea nella tendenza di appaltare ai privati il diritto di utilizzo per la salvaguardia dei siti.
Lo testimonia il caso di Venezia, dove il prestigioso settecentesco Palazzo Manfrin è in vendita, per una cifra stimata intorno ai 16 milioni e mezzo di euro. Per finanziare il restauro del Colosseo, e sfruttarne i diritti di immagine per 15 anni, Diego Della Valle ha dovuto sborsare circa 25 milioni di euro, allo stesso modo affiggere un cartellone gigante sulla facciata del Duomo costa invece circa 150.000 euro al mese.
Un’opportunità che possono cogliere grandi aziende come Coca-Cola, Bulgari, o i colossi dell’auto, ma che non di rado crea anche qualche perplessità.
Lo dimostra anche la controversa vicenda che ha rallentato l’inizio dei lavori di restauro del Colosseo, finanziati dal gruppo Tod's di Diego Della Valle, a cui hanno fatto seguito molteplici polemiche sull’accordo stipulato dal Comune di Roma che concederebbe i diritti esclusivi di utilizzare l'immagine del monumento capitolino per i prodotti dell’azienda marchigiana.
Tuttavia, il Tar del Lazio ha respinto, giudicandolo non ammissibile, il ricorso del Codacons contro la procedura di affidamento.
Lo dimostra anche il caso veneziano del Fondaco dei Tedeschi, acquistato dal gruppo Benetton e passibile di trasformazione in un punto shopping con tanto di ascensore interno, con annesse polemiche. Il problema insomma è coniugare gli sforzi per la conservazione, promossi dai privati, con le finalità reali del patrimonio artistico, trovando il giusto compromesso: a Roma la pubblicità può coprire solo il 20% del ponteggio, a Milano il limite è 50%.
Laddove le entrate non sono sufficienti, come a Venezia, si passa alla vendita, ma in molti casi, i costi per acquisire le proprietà non include quelli per restaurarle, un deterrente forte. Nel grande piano di alienazione della Regione, rientrano, complessivamente, una trentina di immobili in gradi di fruttare una cifra pari a 90 milioni di euro. Nel caso dei palazzi e degli immobili in Laguna, siamo intorno ai 30 milioni di euro, secondo stime della stampa locale. Per salvare l’arte non c’è prezzo, per tutto il resto, i privati stacchino pure l’assegno


