La mossa dell’EUR/CHF genera una concitazione temporanea

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Nella seduta asiatica, c’è stato un marginale recupero della propensione al rischio, poiché l’assenza di notizie negative dall’Europa ha permesso di fare affari a chi era propenso al rischio. L’EUR/USD è riuscito a recuperare dai minimi a 1,2519 fino a toccare quota 1,2579. Uno dei motivi concreti del rinnovato sentiment positivo di oggi è l’ottimismo che traspare dai colloqui sul nucleare iraniano. Un portavoce del capo della politica estera UE, Catherine Ashton, ha detto che “si respira un’atmosfera positiva”. Il petrolio è stato richiesto durante la seduta europea e il greggio WTI è passato rapidamente a 91,31 USD. Il movimento clou di ieri ha riguardato l’EUR/CHF e sul mercato ci si sta ancora chiedendo cosa sia successo di preciso. Dopo un mese d’inattività su livelli di 1,2010 (volatilità ridotta praticamente allo zero), durante la seduta europea l’EUR/CHF è balzato improvvisamente di 60 pip, a 1,2076, superando la sua media mobile a 100 giorni, prima di consolidarsi intorno alla media mobile a 50 giorni a 1,2025. Il sobbalzo aveva le caratteristiche di un errore tecnico causato da un operatore, ma poi ha innescato una serie sequenziale di acquisti. All’inizio la mossa è stata attribuita a un intervento coordinato fra le banche centrali, poi sono girate voci secondo cui la BNS stava per aumentare la tassa sui depositi in CHF (azione diretta a punire ulteriormente i lunghi sul CHF), ma i futures continuavano a puntare al ribasso e i fondi per le operazioni di compravendita simultanea in consegna il giorno seguente (Tom/Next (Xetra: 779551 - notizie) ) sono rimasti stabili. In effetti, se davvero la BNS avesse deciso di intervenire con una tattica allarmistica, non l’avrebbe fatto per uno scatto di 60 pip e avrebbe puntato al livello a 1,2500. Una volta ritornata la calma e fatto ordine fra le varie congetture, pare che pochi ordini di acquisto abbiano colpito contemporaneamente il mercato illiquido, movimento poi sostenuto dalle voci di mercato che hanno spinto la coppia ancora più in alto. Dopo settimane d’inerzia, il prezzo marginalmente più alto è stato visto come un’opportunità per tagliare posizioni costose e ciò ha generato una breve compressione. Alla luce dell’attuale situazione nei paesi circostanti dell’UE, la coppia di valute si è avvicinata verso la base imposta da dicembre mentre l’USD ha guadagnato, solo nell’ultimo mese, il 6,12% contro il franco svizzero. L’asimmetria fra l’apprezzamento dell’USD e la svalutazione dell’EUR contro il CHF potrebbe derivare dal fatto che la Fed non si è opposta, quanto la BNS, all’apprezzamento della sua moneta. Ci aspettiamo che l’EUR/CHF scenda di nuovo alla media mobile a 200 giorni intorno a 1,2010. In Europa, i dati economici diffusi ieri non hanno contribuito a far credere che la crescita possa facilitare la crisi attuale. Gli indici PMI dell’Eurozona hanno deluso le attese, quello sui servizi è sceso a 46,5 punti dai 46,9 e quello manifatturiero è calato a 45,0 punti dai precedenti 45,9. Inoltre, i dati tedeschi hanno mostrato segni di ulteriore deterioramento, con l’IFO attestatosi a 106,9 punti contro i 109,4 previsti. La mancanza di crescita, soprattutto in Germania, costringerà i leader dell’UE a dover fornire una soluzione artificiale alla crisi, visto che un rimedio naturale ai problemi attuali non è un’opzione. I commenti di Asmussen, della BCE, hanno peggiorato ulteriormente gli umori; il membro della BCE ha affermato che una strategia per la crescita non dovrebbe comportare nuove spese ingenti (e ritiene, invece, che le modifiche strutturali della Direttiva sui Servizi dell’UE potrebbero essere una soluzione) e ha aggiunto che il ruolo assunto dalla BCE è divenuto più ampio di quanto lui ritenga adeguato. Per concludere, secondo recenti sondaggi dalla Grecia, il partito Syriza sarebbe di poco in testa, incalzato tuttavia dal partito Nuova Democrazia. L’incertezza renderà i mercati nervosi fino al 17 giugno e fino a una potenziale resa dei conti con l’UE e il FMI, visto che entrambi i partiti intendono rinegoziare i termini del pacchetto di salvataggio (vertice UE del 28-29 giugno).

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