Ancora nessun accordo sulla produttività, ma la trattativa continua

Non si è trovato l'accordo sulla produttività tra imprese e sindacati. La discussione continua. I nodi principali della questione sono il riequilibrio tra contrattazione di primo e secondo livello, tra contratti nazionali e aziendali, per aumentare la produttività del sistema economico italiano. Una ridefinizione dei rapporti di lavoro molto delicata, giocata sulla necessità di trovare un equilibrio equo tra la necessità delle imprese di una maggiore adattabilità alle condizioni economiche, storiche e territoriali di quanto stabilito nei contratti collettivi e il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Nella notte di ieri, CGIL, CISL e UIL, come aveva auspicato la stessa Confindustria, erano giunti a una proposta congiunta, che è stata discussa questa mattina in viale dell'Astronomia dalle associazioni che rappresentano gli imprenditori, ma appunto, senza trovare l'accordo su una proposta comune da presentare al governo, in tempo per il vertice europeo che si chiude domani. "Continuiamo a lavorare" ha dichiarato il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari.
Ieri si era tenuto un incontro tra le imprese e i ministri Corrado Passera ed Elsa Fornero, in cui i rappresentanti del governo avevano auspicato il raggiungimento di un accordo di alto profilo, che considerasse punti come il rafforzamento della contrattazione di secondo livello, l'orario di lavoro, turni e festività e il demansionamento. Punti sui quali non sono stati esclusi possibili interventi legislativi (come per altro più volte ventilato o, si potrebbe dire, minacciato in vario modo in questi ultimi mesi).
E proprio quest'incontro è finito nel mirino della CGIL, che in un comunicato diffuso oggi lo ha definito "teso a delegittimare il sistema di rappresentanza delle parti sociali e la loro autonomia". Secondo il sindacato è da attribuire al governo, che si intromesso nella trattativa in corso da settimane con Confindustria, la responsabilità del mancato accordo. Ma, si legge ancora nel comunicato, "permane la disponibilità della Cgil a proseguire il confronto con il sistema delle imprese". Secondo il sindacato guidato da Susanna Camusso, l'eventuale intesa tra le parti, in applicazione dell'accordo del 28 giugno 2011, deve contenere "la difesa del potere di acquisto dei salari nel contratto collettivo nazionale, legando aumenti di produttività alla contrattazione di secondo livello; la misurazione proporzionale della rappresentanza nelle RSU; la rapida conclusione dei rinnovi contrattuali, luogo deputato non solo a definire le materie demandate alla contrattazione di secondo livello ma anche ad affrontare gli eventuali temi legati al recupero di efficienza e produttività".

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