Olaf, ecco l'anticorruzione made in Europa

Il commissario europeo alla Salute, John Dalli, ha annunciato l’intenzione di dimettersi “con effetto immediato” dall’esecutivo Ue. E’ quanto si apprende da una nota secondo cui Dalli ha informato il presidente della Commissione, Jose Manuel Durao Barroso, della sua decisione, a seguito di un’indagine aperta dall’Olaf, l’ufficio antifrode dell’Ue, dopo una denuncia, presentata a maggio, da un produttore di tabacco, Swedish Match.

Secondo le accuse della società, un imprenditore di Malta - Paese di origine di Dalli - avrebbe usato i suoi contatti con il commissario per cercare di ottenere vantaggi finanziari dalla Swedish Match, in cambio della sua disponibilità a cercare di influenzare un’ipotetica futura proposta di legge su prodotti ricavati dal tabacco, nello specifico per quanto concerne il divieto Ue alle esportazioni di tabacco umido in polvere, prodotto principalmente in Svezia.

Dopo aver ricevuto la denuncia, l’esecutivo di Bruxelles ha chiesto all’Olaf, guidata dal magistrato Giovanni Kessler, di aprire un’inchiesta, conclusa con un rapporto dal quale si evince che non esiste alcuna “prova decisiva” a carico di Dalli che, però, “era al corrente dei fatti”. Le carte, adesso, sono state passate al Procuratore di Malta che dovrà decidere in merito.

L’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, è stato istituito nel 1999 con l'obiettivo di contrastare le frodi, la corruzione e qualsiasi attività illecita lesiva degli interessi finanziari della Comunità europea. Per esempio, per combattere l’evasione dei dazi e delle imposte che alimentano il bilancio comunitario o l’utilizzazione impropria di sussidi e finanziamenti Ue che costituiscono un danno per il contribuente europeo. L’Olaf svolge indagini amministrative per conto della Commissione, in collaborazione con i servizi investigativi nazionali perché, ad oggi, non esiste ancora un Pubblico ministero europeo. L’Ufficio antifrode, in base ai suoi attuali poteri, non può adire i tribunali degli Stati membri. Si deve limitare, quando un’indagine sfocia in un’azione giudiziaria, a trasmettere la documentazione alle autorità competenti.

Torna, quindi, d’attualità la bozza della Costituzione europea nella quale i Paesi membri avevano accettato, in linea di principio, la figura di un Pubblico ministero europeo, autorizzato a intentare azioni giudiziarie per tutti i casi relativi alla difesa degli interessi finanziari dell’Eurozona. Si tratterebbe, nelle intenzioni, di un Pubblico ministero indipendente che potrebbe fare affidamento su Pubblici ministeri europei aggiunti a livello nazionale, in grado di assicurare un raccordo tra le procedure comunitarie e quelle dei sistemi giudiziari nazionali. La nomina, tra le ipotesi, sarebbe di competenza del Consiglio europeo che, con una maggioranza qualificata, sceglierebbe tra una rosa di candidati formata dalla Commissione per un periodo di sei anni non rinnovabile. Si tratterebbe di garantire maggiore indipendenza nelle azioni mirate a contrastare i danni arrecati agli interessi finanziari di Eurolandia.

Il lavoro di tutela che svolge l’Olaf è molto. A testimoniarlo ci sono le relazioni annuali che l’Ufficio presenta a Bruxelles. Centri di istruzione finanziati ma mai costruiti, alterazione dei curricula degli esperti in un progetto finanziato dall’Ue in Africa, utilizzo fraudolento del sostegno europeo da parte di una ONG albanese, dazi doganali evasi: è lunga la lista dei casi su cui ha indagato l’Olaf negli ultimi anni. Sono 208 quelli chiusi nel 2011, su 463 aperti. Sempre secondo i dati dello scorso anno, le indagini e i casi di coordinamento dell’Olaf hanno consentito di recuperare 691,4 milioni di euro e i tribunali degli Stati membri hanno inflitto condanne per un totale di 511 anni di reclusione. Un dato, tra i tanti, significativo: l’anno scorso l’Ufficio antifrode ha ricevuto complessivamente mille e 46 segnalazioni fornite da privati cittadini e fonti pubbliche. Una cifra che è lievitata considerevolmente rispetto all’anno precedente grazie al numero raddoppiato di informazioni pervenute attraverso il sistema di notifica delle frodi online (Fraud Notification system, FNS) che è arrivato a raccogliere quasi un quinto del totale.


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