Prestiti bancari ed indebitamento: quale crescita possibile?

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Il bollettino economico di aprile della Banca (Santiago: BANCA.SN - notizie) d’Italia è molto utile perché contiene la sintesi dei dati marcoeconomici e previsionali dei maggiori organismi statistici e internazionali o istituzionali. I punti sintetici del lavoro sono i seguenti: 1) L’economia mondiale ha rallentato nel quarto trimestre del 2011 2) Nel primo trimestre si erano allentate le tensioni sul mercato del debito sovrano che però si sono in parte riaccese in aprile 3) Nell’area dell’euro la flessione dell’attività si è attenuata nel primo trimestre 4) In Italia il calo del PIL è proseguito anche se sono emersi segnali di stabilizzazione 5) La ripresa dell’occupazione si è arrestata negli ultimi mesi del 2011 6) La dinamica dei redditi frena ancora i consumi 7) L’inflazione di fondo resta moderata. I prezzi risentono dei corsi energetici e delle imposte indirette 8) Le difficoltà di accesso al credito sono state contrastate dall’offerta di liquidità della BCE 9) È diminuita la redditività delle banche, che però hanno rafforzato il patrimonio e riguadagnato accesso ai mercati 10) Nel 2011 il disavanzo pubblico è sceso, un ulteriore ampio miglioramento è atteso per l’anno in corso 11) La politica economica mira a creare condizioni favorevoli alla crescita, ma rimangono elevati rischi a livello europeo e globale Della lista riportata sopra è interessante il dettaglio dei punti 8 e 9 che sono alla base della questione “crescita” in Italia. Il problema produttivo del nostro paese è riflesso chiaramente nel sistema finanziario economico; mentre da un lato i prestiti bancari alle imprese è sceso dai massimi del 2007 da un valore di +12 circa all’attuale quasi -3, dall’altro lato il debito delle medesime imprese (in % del PIL) e il debito delle famiglie (in % del reddito lordo disponibile) è costantemente aumentato dal 2005 ad oggi. Cosa significa? Prima di tutto dal grafico è evidente come le imprese piccole (che rappresentano un’alta percentuale del sistema produttivo totale) abbiano un accesso più “difficile” al credito rispetto a quelle medio-grandi, solo in periodo di crisi il “rubinetto bancario” si chiude per entrambe le realtà. Mentre le fonti di finanziamento di famiglie e imprese scarseggiano, le medesime hanno aumentato il proprio indebitamento rischiando quindi di fermare il processo produttivo per mancanza di liquidità (ossia i soldi che le banche italiane hanno preso dalla Bce per acquistare titoli di stato italiani da tenere in portafoglio e “aggiustare” i bilanci, facendo così diminuire lo spread di mercato). Le famiglie non consumano, non risparmiano e si indebitano…le imprese non hanno ordinativi e non producono e vendono… le banche non finanziano…la moneta in circolazione in futuro creerà inflazione…quale crescita è possibile? Solo con la lotta all’evasione sembra un tantino utopico.

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