Con la riforma delle Province cambia anche la capitale della ricchezza. La “Grande Milano” riapre le porte agli 850mila brianzoli che erano migrati nella provincia di Monza e Brianza e torna ad essere la provincia più ricca d’Italia. Il reddito pro capite milanese è sempre stato più alto di quello romano (36mila e 400 euro, contro i 32mila e 689 capitolini), ma con la riforma varata dal governo, il capoluogo lombardo, con Monza e Brianza, arriva a toccare i 4milioni di abitanti, Roma rimane di poco avanti con 200mila abitanti in più.
La questione, come sempre, è di numeri. La nuova geografia politica del nostro Paese ridisegna non solo i confini dei vari enti locali – le Province da 86 diventano 51 – ma cambia anche gli indicatori delle nuove realtà territoriali quali la densità, la ricchezza, i risparmi, il lavoro, i reati, il verde e il tempo libero. Insomma, una piccola rivoluzione in programma sin dal 1990, ma realizzata solo ora nell’ambito della spending review, e che entrerà in vigore da gennaio del 2014. L’Italia a statuto ordinario cambia volto e si fanno largo le curiosità statistiche. C’è, intanto, chi non l’ha affatto presa bene e nei prossimi giorni arriverà sul tavolo dei giudici costituzionali il primo dei ricorsi presentato da 8 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Campania, Molise e Sardegna) contro l’articolo 23 del decreto “Salva Italia” che a dicembre scorso ha cambiato i confini amministrativi italiani. La Corte potrebbe creare non pochi problemi alla buona riuscita della riforma se dovesse stabile l’illegittimità del sistema elettorale in base al quale le nuove province saranno enti di “secondo livello” con consigli popolati dai sindaci del territorio.
Da Nord a Sud i comuni di confine che non hanno accettato di buon grado i cambiamenti minacciano di cambiare regione. Dieci comuni mantovani vorrebbero passare a Brescia piuttosto che unirsi a Lodi, mentre in Puglia 8 municipi preferirebbero trasferirsi da Brindisi a Lecce, per evitare l’unione con Taranto. Stesse polemiche anche dalle parti di Novara e Piacenza che se potessero, diventerebbero lombarde. Meglio finire dove conviene di più, la storia è sempre la stessa. E se nel meridione il reddito pro capite cala drasticamente (solo 19mila e 100 euro a Catanzaro e 14mila e 100, il più basso, a Crotone), al Nord si lotta per non perdere posizioni. Parma, per esempio, vantava il tasso di disoccupazione più basso (3,7%) che adesso gli ha soffiato Cuneo (con il 3,8%), perché dopo l’accorpamento con Piacenza è salito al 4,2%.
Come dire, al rating ci si guarda sempre. E la nuova mappa delle province nostrane ha lo scopo, nel tempo, di migliorarlo. Lo scorso inverno ha iniziato Fitch a declassare gli enti locali italiani, facendo seguito al taglio del rating sovrano. Tra le regioni declassate figuravano il Friuli Venezia-Giulia, il Veneto, il Piemonte, la Lombardia, la Calabria, Sicilia e Sardegna. Ma la scure si non aveva risparmiato neanche comuni, tra gli altri, come Milano, Torino, Trieste, Roma, Napoli, Cagliari. Lo scorso luglio, a ruota, ecco la bocciatura anche di Moody’s che ha tagliato la bellezza di 23 enti locali italiani, fra i quali le Province autonome di Trento e Bolzano, la Lombardia, il Lazio e le città di Milano e Napoli, oltre a 10 banche. Il rating della Provincia di Bolzano è stato tagliato ad A3, da A1, così come quello di Trento. Milano è stata declassata a Baa2 da A3, Napoli è stata abbassata a spazzatura, a Ba1. “Le prospettive per gli enti locali restano negative in linea con quelle dell’Italia”, si giustificava in una nota l’agenzia internazionale.
Il rating, come quello espresso sul debito sovrano, è importante per avere credibilità sui mercati mondiali. Quello degli enti locali, inevitabilmente, risente del giudizio del Paese. Tralasciando i criteri con cui le tre sorelle, Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, assegnano i voti alle economie europee, rimane il fatto che un downgrade può avere effetti nefasti. E il riordino delle province, con conseguente sforbiciata e introduzione delle Città metropolitane, non potrà che giovare al nostro rating depresso.









