Dalla Margherita ad Alleanza Nazionale, passando dal Pd e il Pdl fino ad arrivare al Terzo Polo, gli scandali sui finanziamenti ai partiti rischiano di coinvolgere tutto e tutti.
Lusi spoglia la Margherita. Il nome di Luigi Lusi era sconosciuto ai più fino a pochi giorni fa. Grigio burocrate politico, senatore del Pd, arrivava dalla Margherita, dove faceva il tesoriere. Insomma, teneva la cassa. Una cassa che pensò bene di svuotare secondo gli inquirenti, che gli contestano la sparizione di 13 milioni di euro, usate da Lusi per acquistare immobili e attività all'estero a suo nome. Uno scandalo che in poco tempo si è allargato, coinvolgendo l'intera ex area Margherita e arrivando fino al Pd, nuova casa di Lusi. Il Partito Democratico lo ha espulso immediatamente, ma le voci e le accuse hanno iniziato a coinvolgere diversi esponenti di spicco.
I primi a venir coinvolti, ovviamente, gli ex leader della Margherita, da Rutelli a Letta, accusati da vari esponenti del Pd di omesso controllo. Ma lo scandalo negli ultimi giorni si è allargato e da più parti si punta il dito proprio contro i democratici. Nei giochi contabili fatti da Lusi nel 2010, proprio mentre la Margherita veniva sciolta, ci sarebbero diversi milioni di euro confluiti nel Pd, in particolare per la corrente guidata dall'ex Margherita Fioroni.
Inoltre, accuse sono state rivolte anche a Matteo Renzi, sindaco di Firenze e “rottamatore” del Pd. Nel documento di presentazione del cosiddetto “Big Bang” il congresso della corrente antagonista interna al Partito Democratico vi è anche la firma di Luigi Lusi e molti si sono chiesti se la manifestazione non sia stata finanziata proprio con i fondi sottratti al finanziamento pubblico dei partiti. Il sindaco di Firenze nega con sdegno, ma ormai è evidente che lo scandalo Lusi non sia un semplice problema di corruzione personale, ma coinvolga in maniera larga e completa l'intero centro sinistra.
Colonnelli ed euro. Se a sinistra si trema, a destra non si fa festa. Nelle casse di Alleanza Nazionale, o meglio della Fondazione Alleanza Nazionale, mancherebbero all'appello 26 milioni di euro. A dirlo è il Tribunale di Roma, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, che sta portando avanti la liquidazione dei beni dell'ex partito di Gianfranco Fini. Questi i fatti: nel marzo 2009 AN venne sciolta per confluire nel Pdl e il tesoro degli ex missini contava su circa 100 milioni di euro. Da allora il Comitato dei garanti avrebbe dovuto liquidare il patrimonio di via della Scrofa mantenendo intatto fino alla liquidazione il patrimonio che, di fatto, restava congelato. Ma il patrimonio netto contabile riscontrato dai liquidatori incaricati dal tribunale comporta una differenza negativa di 26 milioni di euro. Soldi che, secondo i finiani, sarebbero stati spesi negli ultimi due anni come se fossero stati a disposizione degli esponenti confluiti nel Pdl. Insomma, i soldi erano di Alleanza Nazionale, ma vennero spesi dagli esponenti del Pdl come se fossero soldi a loro disposizione. In particolare Antonio Buonfiglio, Enzo Raisi e Giuseppe Consolo, tutti finiani di ferro, puntano il dito contro gli ex Colonnelli di Alleanza Nazionale, cioè quei parlamentari che quando Fini ruppe con Berlusconi rimasero all'interno del Pdl. E ora Futuro e Libertà chiede che Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli di spiegare che fine hanno fatto quei soldi. E, sembra, questa sarà una domanda che porrà anche la procura di Roma.


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